Juve, bond da 175 milioni al 3,37%

Incassato più del previsto. È per rifinanziare il debito, non per acquisti

Come si era capito, il bond della Juventus è stato un successo. Tanto che dai 150 milioni ieri stimati dal mercato, il club è riuscito a raccoglierne 25 in più: 175, grazie a una domanda che è arrivata fino a 250. E il costo finale è molto buono: 3,375% di cedola fissa su una durata di 5 anni a un prezzo di emissione di 99,43 euro, che equivale a un rendimento effettivo di circa il 3,5%. L'operazione è stata curata da Morgan Stanley e da Ubi Banca (che è anche sponsor).

Per avere un riferimento, l'Inter ha venduto un bond della stessa durata al 4,875% poco più di un anno fa. Ma con qualche differenza: intanto lo spread, oggi 160 punti base più alto del 2017 (cioè 1,6% in più). E poi questo della Juve è - come ha ricordato il presidente Andrea Agnelli aprendo la conference call con gli analisti - un bond «corporate» (cioè emesso direttamente dalla società e non da una controllata) e «unsecured» cioè privo di garanzie reali. Due caratteristiche che ne fanno un unicum nella storia italiana e, dice Agnelli «nel mondo». In soldoni, alla Juve questi 175 milioni costeranno circa 30 milioni in 5 anni, mentre sullo stesso importo l'Inter deve versare oneri per 12 milioni in più. Le domande sono giunte da Asia, Germania, Francia, Regno Unito e Italia.

Per rispondere anche alle curiosità dei tifosi, il direttore finanziario Marco Re ha detto che il bond servirà a rifinanziare il debito bancario e non per nuovi investimenti sul mercato dei calciatori, deludendo forse qualche incontentabile che dopo Ronaldo sognava campioni come Salah. Re ha confermato che la Juventus ha un debito più alto dei 310 milioni di giugno scorso: basta pensare, ha ricordato, all'operazione Ronaldo e al saldo negativo per circa 160 milioni dell'ultima campagna trasferimenti. Inevitabili altri bilanci in rosso, quindi. Ma la perdita, ha detto Re, dipenderà dalla squadra, cioè dall'esito della Champions League che, di qui alla finale, mette in palio oltre 40 milioni. Sono comunque escluse, al momento, ricapitalizzazioni per gli azionisti. Resta la grande soddisfazione per un'operazione che, a livello di «merito creditizio» sul mercato finanziario, se la gioca con grandi gruppi come Telecom o banche come Intesa.