Kors spende un miliardo per i tacchi di Jimmy Choo

L'offerta del gruppo Usa prevede un premio del 36,5% sul prezzo delle azioni del marchio quotato a Londra

Cinzia Meoni

Jimmy Choo da icona del lusso più esclusivo, scelto da Lady D ieri e oggi da Kate Midddleton, diventa una provincia dell'universo di Michael Kors, forte dell'idea «lusso accessibile», della linea uomo e sulle vendite on line. Sul mercato non mancano i punti interrogativi, tanto più che, recentemente, la maison Usa guidata da John Idol ha annunciato la chiusura di 100-125 vetrine. Reinventarsi all'epoca della concorrenza feroce di Amazon e del calo dei clienti nei grandi magazzini, èna sfida difficile da raccogliere.

Ieri Michael Kors ha conquistato Jimmy Choo battendo la concorrenza del fondo cinese Hony Capital e Interparfums con un'offerta di 896 milioni di sterline (un miliardo di euro), pari a 60 volte l'utile netto e al 36% in più rispetto alle quotazioni di aprile quando il brand è stato messo in vetrina. Una valutazione stellare, tanto più se la si confronta a quella di Michael Kors che tratta a Wall Street a dieci volte gli utili. D'altro canto Jimmy Choo finora è stato sinonimo di un mondo esclusivo che univa l'artigianalità dei calzaturifici fiorentini alle donne più belle del mondo, mentre Michael Kors produce in Asia e ha prezzi alla portata se non di tutti, di molti. Un sandalo di Michael Kors, per dire, costa intorno ai 200 euro, per indossare uno stiletto di Jimmy Choo possono invece volerci anche 1450 euro.

«Le nostre due società condividono la stessa visione di stile» ha comunque sostenuto in merito Idol confermando alla guida di Jimmy Choo l'attuale squadra al comando, ovvero Pierre Denis, ad dal 21012, e Sandra Choi presente in azienda fin dalla sua costituzione e direttore creativo del brand. Idol ritiene di poter far raddoppiare le vendite a Jimmy Choo, di poter rafforzare la sua linea uomo, espandere l' offerta di prodotti e rafforzare l'esposizione ai mercato internazionali, sopratutto ai redditizi mercati asiatici.

Jimmy Choo è stata fondato nel 1996 a Londra dall'omonimo designer di origine malaysiana, poi uscito dal gruppo, e dalla caporedattrice di Vogue Tamara Mellon e oggi vanta un giro d'affari di 364 milioni di sterline, un utile netto di 15,4 milioni e 150 negozi. In ventun anni dalla sua fondazione i passaggi di mano sono stati numerosi e, di volta in volta, il brand dello stilletto ha raddoppiato il suo valore dai 10 milioni di sterline a cui è stata liquidata la Mellon nel 2001 ali 525,5 milioni pagata nel 2011 da Jab Luxury, società di investimenti della famiglia tedesca Reimann per 525,5 milioni di sterline. Michael Kors è presente in un centinaio di Paesi con 827 negozi e conta su un giro d'affari per 4,49 miliardi di dollari in cui la parte del leone è fatta dagli accessori (e per 3 miliardi) e un utile netto di 552,5 milioni (in calo dagli 839 milioni dell'esercizio precedente).

Intanto il mondo della moda si interroga su prossimo marchio che potrebbe uscire quanto prima dal circuito di Jab Luxury: Belstaff che sarebbe entrato nell'orbita di Otb il gruppo che fa capo all'imprenditore veneto, Renzo Rosso.