L'Argentina va a caccia del rimbalzo. Ecco le big italiane attive nel Paese

Da Fca a Enel e Ferrero, oltre 950 milioni di investimenti

La Borsa di Buenos Aires ieri ha tentato il rimbalzo dopo il crollo record di lunedì scorso (-38% per l'indice Merval) e nelle prime ore di contrattazioni stava guadagnando oltre il 5 per cento. Ancora in difficoltà il peso contro il dollaro Usa che si è rafforzato ulteriormente a quota 55,3. Per cercare di limitarne la svalutazione, la Banca centrale argentina ha portato il tasso ufficiale di sconto al 74% dal precedente 63,7 per cento.

Sui mercati, infatti, continua a pesare a débâcle elettorale del presidente in carica Mauricio Macri (nella foto) , sconfitto alle primarie dal ticket formato dal candidato peronista Alberto Fernández e dall'ex presidente Cristina Kirchner che, se ottenesse le stesse percentuali alle presidenziali (47% contro 27%), vincerebbe al primo turno, dando il via a una politica populista di spesa in deficit, esiziale per un paese che deve restituire 60 miliardi di dollari all'Fmi.

Una notizia preoccupante per le oltre 200 aziende italiane che operano in Argentina in diversi settori e danno lavoro a circa 50mila persone. Gli investimenti italiani nel Paese superano i 950 milioni di dollari e sono concentrati principalmente nei settori automobilistico, energetico e infrastrutturale. L'interscambio tra i due Paesi negli ultimi anni si è mantenuto sostanzialmente stabile: nel 2018 le esportazioni italiane verso l'Argentina sono state pari a 1,1 miliardi di euro, pareggiando le importazioni. Tra le principali imprese operanti nel Paese figurano alcuni dei più importanti gruppi industriali italiani Fca, Enel, Tenaris, Salini Impregilo, Ferrero e Generali. Ieri a Piazza Affari i loro titoli hanno recuperato terreno annullando le perdite di lunedì dovuti alla crisi politica di Baires.