Per l'azienda Italia investimenti in stallo

Frena la crescita del fatturato (+3%) e produttività al palo

Il 2019 si preannuncia un anno di stagnazione del fatturato per le imprese italiane, un segnale di evidente degrado del quadro macroeconomico causato sia dall'andamento meno favorevole del mercato interno che dall'incertezza a livello internazionale.

È quanto emerge dall'indagine annuale di Area studi Mediobanca sui dati di bilancio aggregati di 2.095 società italiane che rappresentano il 49% del fatturato industriale e il 51% di quello manifatturiero. In particolare, lo studio ha evidenziato che nel 2018 le aziende hanno registrato una «crescita decelerante» rispetto all'anno precedente con un fatturato salito complessivamente del 3% a 694 miliardi di euro, contro il +5,6% del 2017. L'export si è incrementato del 2,4% a 237 miliardi (+7,1% nel 2017), mentre le vendite domestiche, anch'esse in frenata, hanno fatto segnare un rialzo del 3,4% (+4,9% nel 2017), facendo meglio delle esportazioni per la prima volta dal 2009. Un campanello d'allarme viene inoltre suonato dai maggiori gruppi manifatturieri che con il -2,4% registrato l'anno scorso hanno interrotto un quinquennio di incrementi continui a causa della performance negativa del comparto automotive.

La frenata del fatturato si è riverberata sul valore aggiunto, rimasto sostanzialmente invariato (-0,1% sul 2017). I maggiori ricavi, dunque, non hanno generato nuova ricchezza. Dal 2009, il valore aggiunto delle imprese italiane è cresciuto complessivamente dell'8,9% cumulato grazie al +29,1% della manifattura. Senza tale apporto, dal 2009 le imprese italiane avrebbero visto scendere dell'8% l'aggregato.

Considerato che i livelli occupazionali sono ancora dello 0,5% inferiori al 2009, se ne potrebbe dedurre una crescita della produttività del lavoro. Gli esperti di Mediobanca, invece, tratteggiano uno scenario desolante. Dal 2010 al 2018 la produttività nominale è cresciuta solo dello 0,8% medio annuo. A guadagnare di più è la manifattura (+2,6% annuo), mentre il terziario è in arretramento (-1,6%) e le imprese pubbliche sono rimaste ferme (+0,2%) nonostante abbiano tagliato il 10,2% degli addetti. La risposta viene fornita, tra le righe, dalla stessa Area studi di Piazzetta Cuccia: gli incrementi occupazionali dal 2009 hanno riguardato le imprese private (+1,7%) e il terziario (+1,1%), spinto dalla distribuzione al dettaglio. Dunque, il lavoro creato non è stato di alta qualità. Le prospettive, perciò, sono poco rosee se si considerano che gli investimenti nel 2018 sono rimasti bloccati (-0,1% annuo, -4,7% dal 2009). Basti pensare che questa voce è in evidente crescita solo per le medie imprese (+6% nel 2018). L'unica nota positiva è l'incremento tendenziale del 10,6% degli utili societari, spinti dai dividendi (+30%) e da un tax rate medio calato dal 21,2% al 19,7. Troppo poco per essere ottimisti.