Legge di Stabilità appesa alla flessibilità Ue

Renzi: "Ho scelto di rispettare le regole". Ma Dombrovskis lo stronca: "Faro sulla Tasi". A Bruxelles la strada è in salita

Chiede flessibilità ma rispettando tutte le regole europee, aumenta il deficit ma il debito scende. La legge di Stabilità messa a punto dal coverno arriva a Bruxelles per ottenere il via libera dalla Commissione europea. Che da domani avvierà la valutazione definitiva. Sebbene una bocciatura sia da escludere, l’approvazione senza rilievi non è scontata: l’Italia punta molto sulla flessibilità e al momento non è chiaro se Bruxelles sia disposta a concedergli tutti i margini richiesti, accettando un nuovo rinvio del pareggio di bilancio.

Un indizio del tipo di percorso che aspetta la legge di bilancio in Europa lo ha dato il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l’euro, Valdis Dombrovskis, il cui occhio attento la esaminerà a partire da domani. "L'abolizione della Tasi - ha spiegato - non è in linea con il nostro consiglio generale di ridurre la tassazione sul lavoro portandola a consumi, proprietà, capitali, altre basi che vanno meno a detrimento della crescita, quindi dobbiamo discutere con le autorità italiane le ragioni di questo cambio di politiche fiscali". La consegna del testo a Bruxelles è quindi solo l’inizio di una nuova fase di dialogo e confronto con il Tesoro, avvenuto anche nelle scorse settimane ma che da domani avrà l’ausilio di un testo scritto. Bruxelles ha una settimana di tempo per far tornare al mittente le leggi di bilancio che ritiene in "grave violazione" delle regole del Patto di stabilità, e un mese di tempo per emettere i giudizi su tutte le altre. Lo scorso anno l’allora Commissione Barroso, qualche giorno dopo la consegna del testo, inviò una richiesta di chiarimenti all’Italia perché non rispettava gli impegni di aggiustamento. E dopo un chiarimento durato qualche mese, a febbraio la Commissione Juncker, forte della nuova comunicazione sulla flessibilità, la approvò. Le richieste di chiarimenti sono quindi una procedura standard che Bruxelles può innescare per fugare eventuali dubbi.

Matteo Renzi ha spiegato che l'esecutivo ha scelto di rispettare le regole europee, anche se è diviso tra chi ritiene giusto farlo e chi invece vorrebbe applicarle con più fantasia. "Noi pensiamo che alcune regole possono essere cambiate - ha chiarito - ma nel frattempo le rispettiamo tutte anche quelle che vorremo cambiare in attese di cambiarle se ce la faremo". Quello che l’Italia chiede a Bruxelles, forte anche della riduzione del debito che «dal 2016, per la prima volta dopo nove anni, cala» è una flessibilità che vale 13 miliardi: la clausola delle riforme vale più di 8 miliardi (0,5% del pil), quella per infrastrutture e investimenti 5 miliardi (0,3%). L’Italia ha già usufruito di uno 0,4% di clausola riforme, resta quindi da vedere se le verrà concesso il restante 0,1%, da cumulare al margine sugli investimenti, per i quali la Ue si aspetta una lista dettagliata di interventi. Per quanto riguarda la flessibilità per le spese per i migranti, su cui Bruxelles ha smorzato le speranze, il governo si tiene in stand by. "Se ci verrà riconosciuto dalla Commissione Ue lo 0,2, circa 3,3 miliardi per l’evento migratorio eccezionale anticiperemo al 2016 misure previste per il 2017 - ha spiegato Renzi - l’Ires e i denari per ulteriori investimenti nelle scuola".