L'Fmi pressa Draghi: «I tassi vanno tagliati»

Si va intensificando il pressing del Fondo monetario internazionale sulla Bce. In un documento preparato in vista del summit del G-20 che si terrà nel weekend a Sidney, l'organizzazione guidata da Christine Lagarde torna a tirare per la giacchetta Mario Draghi, ricordandogli l'urgenza di ricorrere a misure anche straordinarie per contrastare il pericolo di scivolare nella di deflazione.
Due le ipotesi di intervento prospettate: un taglio dei tassi, anche di quelli sui depositi (che scenderebbero sottozero), oppure l'immissione di nuova liquidità a lungo termine (Ltro) da destinare questa volta alle piccole e medie imprese così da dare ossigeno all'economia reale.
L'analisi del Fondo, che ha rivisto al rialzo la crescita globale a circa il 3,75% nel 2014 (dal 3% nel 2013) e al 4% quella del 2015, parte dalla considerazione che la ripresa all'interno dell'eurozona rimane «debole» e rimangono «significativi» rischi al ribasso. Tra questi ve ne è uno nuovo che «deriva da una inflazione molto bassa nell'Eurozona dove le attese di lungo termine dell'inflazione potrebbero scendere aumentando i pericoli di deflazione nel caso di uno choc negativo per le attività economiche». La Bce ha finora sempre negato l'esistenza di un calo generalizzato dei prezzi, ma Draghi non ha escluso all'inizio del mese di essere pronto ad «azioni decisive».
La lente del Fmi non si posa però solo sulla Bce, ma anche sulla Fed. È soprattutto alla Banca centrale americana che è riservato il passaggio del documento in cui si ricorda come le «economie avanzate dovrebbero evitare di ritirare prematuramente gli stimoli in atto».
Quanto all'Italia, risultano confermate le previsioni di un lieve recupero del Pil quest'anno, un più 0,6% dopo la contrazione dell'1,8% del 2013, cui seguirà una accelerazione al +1,1% nel 2015. A patto che vadano in porto quelle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno «per migliorare la competitività». E la Bundesbank, temendo una perdita dello slancio riformatore, pur senza mai citare il nostro Paese, torna alla carica: per ridurre l'elevato debito occorrerebbe una patrimoniale.