L'Iran boccia l'accordo per «salvare» il petrolio

Teheran contro l'Arabia: «Uno scherzo la proposta di congelare la produzione»

Rodolfo Parietti«È uno scherzo molto divertente». Certo non ha usato troppi giri di parole l'Iran, per bocciare ieri l'accordo teso a congelare la produzione di petrolio sui livelli di gennaio. A conferma dei rapporti tesissimi con l'Arabia Saudita, fautrice dell'intesa insieme con Russia, Venezuela e Qatar, il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, ha così liquidato il tentativo di agreement: «Loro (i sauditi, ndr) congelano la produzione a 10 milioni di barili al giorno e noi a un milione: una proposta risibile». Teheran, da poco uscita dalla gabbia di quelle sanzioni che costringevano il Paese a limitare l'output, intende alzare i livelli produttivi ad almeno 1,5 milioni di barili al giorno. La dura reazione di Zanganeh non sembra lasciare margini per una mediazione, magari attraverso la concessione di maggiore flessibilità rispetto all'ipotesi di tarare la produzione sui valori del mese scorso. E che la corsa a pompare più greggio non sia destinata a fermarsi lo conferma anche l'Iraq, che intende aumentare la produzione a sette milioni di barili al giorno nel prossimo quinquennio (2,5 milioni in più degli attuali livelli), mentre il presidente nigeriano Muhammad Buhari non ha voluto impegnarsi ieri col re saudita Salman per un congelamento dell'output. Così l'accordo, teso a calmierare l'eccesso di offerta e a riequilibrare i prezzi, sembra già sul punto di naufragare, visto che la pre-condizione per renderlo operativo era la totale adesione dei Paesi Opec e anche di quelli esterni al Cartello. Le Borse hanno infatti già fiutato il fallimento, con chiusure in deciso ribasso (Milano ha perso l'1,95%) dopo il rally di lunedì anche a causa della discesa dell'indice Ifo (105,7 punti in febbraio dai 107,3 di gennaio) con cui si misura la fiducia delle imprese tedesche. E il petrolio è sceso del 5% a 31,74 dollari.La compattezza pretesa da Riad era d'altronde un'utopia: troppo anarchici i signori del petrolio nel rispettare le quote, troppo marcata la divisione per motivi religiosi con Teheran, esacerbata dopo l'esecuzione in Arabia il mese scorso di un religioso iraniano. Il ministro del Petrolio saudita, Ali Al-Naimi, ha del resto escluso ieri un taglio della produzione, l'unica misura che potrebbe ridare un po' di ossigeno alle quotazioni del greggio. Al-Naimi è intervenuto durante la Ihs CeraWeek, una delle più importanti conferenze sull'energia a livello mondiale in corso a Houston, ovvero nella tana del lupo dei nemici dello shale oil. Secondo molti analisti, l'ostinazione con cui i sauditi si sono rifiutati negli ultimi mesi di ridurre il tetto produttivo dell'Opec (30 milioni di barili al giorno) è dovuta alla volontà di colpire i player Usa del greggio da roccia, i cui costi di estrazione sono più elevati rispetto a quelli venezuelani e medio-orientali.