Lista Cairo per pesare in Rcs Bazoli: «No intese sul direttore»

L'editore di La7 al 4,6% presenta i suoi candidati per avere 2 o 3 posti in cda Il presidente di Intesa: «Spero che sul “Corriere” conti il consiglio uscente»

Urbano Cairo, come anticipato dal Giornale , è salito nel capitale di Rcs: dal 3 al 4,6%. E si prepara ad andare all'assemblea per ottenere i tre consiglieri riservati alle minoranze. Mentre il presidente di Fca, John Elkann, ha lodato la lista di maggioranza elaborata da Mediobanca, e sostenuta anche da Diego Della Valle, Pirelli e Intesa. La lista dovrebbe ottenere come minimo il 38,7% del capitale, ma con Unipol salirebbe al 43,3%, assicurandosi 6 dei 9 consiglieri. Per quanto riguarda il futuro direttore del Corriere , «la scelta è materia del cda - ha detto Elkann - e gli azionisti non sono né coinvolti né responsabili. Noi non ne abbiamo mai parlato», ha poi aggiunto. Dicendosi quindi «contento che il direttore Mario Calabresi rimanga alla Stampa ».

Anche Cairo ha depositato entro il termine della mezzanotte di lunedì una lista per l'elezione del cda Rcs e del collegio sindacale, candidando in particolare per il board Stefano Simontacchi (studio Bonelli, Erede, Pappalardo), Marco Pompignoli (Cairo Communication) e Stefania Petruccioli (gestore Principia sgr). Ora il meccanismo Rcs del voto di lista in assemblea prevede che ciascun pacchetto di candidati di minoranza raccolga più posti quanto maggiore è il distacco dai voti ottenuti dalla seconda lista di minoranza: l'imprenditore non avrebbe rappresentanti in consiglio se solo la lista dei fondi avesse tre volte i voti della sua. Che però, a sua volta, potrebbe attrarre altri voti, come per esempio quelli degli eredi Rotelli (2,7%). Decisivo, per la distribuzione dei 3 posti delle minoranze, sarà il comportamento dei fondi Invesco, che potrebbero avere anche di più del 5% finora noto.

In ogni caso, Cairo si muove su un piano ben preciso: sono state dure le sue critiche sia sull'attuale gestione sia sulla presidenza di Maurizio Costa. Quindi c'è da aspettarsi, se entrerà in cda, un osso duro che, in presenza di un consiglio di indipendenti, potrebbe anche sparigliare i giochi. E lo stesso potrebbe valere anche nelle future assemblee, essendo il patto tra i soci limitato al voto per l'elezione del cda. Basta pensare a una quota importante (7,7%) come quella di Della Valle, facilmente libera da ogni condizionamento. Mentre sia Mediobanca (6,2%) sia Intesa (4,1) venderanno.

Su Rcs è tornato anche Giovanni Bazoli, presidente di Intesa: «È evidente che non c'è nessuna decisione e nessuna intesa tra gli azionisti riuniti per formulare questa lista di maggioranza né sul piano industriale né per il direttore del Corriere della Sera ». «Penso» che la nomina «la faccia il nuovo consiglio». Poi, ha aggiunto, «mi auguro che ci siano già delle indicazioni» da parte del «vecchio» consiglio «prima di concludere i suoi lavori».