Da McDonald's primo sciopero in Inghilterra

Ma nel settore dei fast food è protesta in tutto il mondo per i bassi salari

Dal 1974, anno di inaugurazione del primo fast food in Inghilterra, non c'era mai stata una sola ora di sciopero. Un autentico primato. Finito ieri con il primo strike cui hanno preso parte una quarantina di dipendenti di due locali McDonald'ds, a Cambridge e a Crayfords. Un'adesione flop se si considerano le 85 mila persone impiegate nel Regno Unito dal colosso della ristorazione, ma comunque il segnale del crescente malessere vissuto da chi lavora nel settore in quasi ogni angolo del pianeta. Quella di ieri è stata infatti una giornata di mobilitazione a livello internazionale per gli addetti del settore, con presidi e volantinaggi al di fuori del locali. Anche in Italia, dove il contratto collettivo nazionale è scaduto da più di 4 anni.

Il punto focale delle proteste riguarda le condizioni salariali, un aspetto sul quale stanno da tempo interrogandosi - su scala ovviamente più ampia - le principali banche centrali. Una delle concause della bassa inflazione contro cui stanno combattendo Fed e Bce è del resto proprio la scarsa crescita delle retribuzioni, un fenomeno legato ai processi di globalizzazione e di precarizzazione del lavoro. In Inghilterra, spalleggiati dal sindacato del comparto alimentare Bakers, Food and Allied Workers Union (Bfawu) e sostenuti dal laburista Jeremy Corbyn, i lavoratori chiedono un salario di 10 sterline l'ora e più sicurezza nei posti di lavoro. E le stesse rivendicazioni sono quelle avanzate negli Stati Uniti da Flight for 15, il movimento che già nel proprio nome contiene l'obiettivo: avere una paga oraria minima di 15 dollari. Una battaglia non ancora vinta in buona parte del mondo, con la sola eccezione della Nuova Zelanda. Meglio è andata invece, dopo le proteste, con i contratti a «zero ore», quelli che non garantiscono nè orari nè stipendi prestabiliti: in Inghilterra, McDonald's ha accettato di virare su contratti fissi con un numero minimo di ore garantite.

Tensioni nel settore sono tuttavia ancora presenti in Germania, dove il sindacato Ngg è in conflitto con i datori di lavoro sulla giusta remunerazione e sul salario per i lavoratori dei fast food; in Indonesia, Fspm è impegnato a far rispettare i diritti fondamentali per i lavoratori della catena dei fast food locali di Champ Resto. E in Italia? «La situazione complessiva dei lavoratori italiani - spiegano alla Filcams Cgil - non è certo più rosea che altrove: il contratto collettivo nazionale è scaduto da più di 4 anni e Fipe Confcommercio, fino ad oggi, ha sempre vincolato l'eventuale raggiungimento di un accordo ad un netto taglio del costo del lavoro da ottenere peggiorando le condizioni normative e salariali del quasi un milione di addetti che operano nel settore ristorativo».