La mina Grecia spaventa le Borse

In caso di voto probabile vittoria del partito anti-austerity Syriza: Atene crolla (-12,8%), male Milano (-2,8%)

Adesso lo sappiamo: alle Borse, Ebola fa meno paura di Syriza. Meglio un virus mortale e a piede libero per il mondo, che la prospettiva di una Grecia governata dal partito più avverso alle politiche di austerity imposte dalla Troika. Uno spettro che si è materializzato all'improvviso dopo che, domenica scorsa, il premier ellenico, Antonis Samaras, ha annunciato le elezioni anticipate del presidente della Repubblica. I mercati hanno subito sentito puzza di bruciato, nella convinzione che in Parlamento il primo ministro non riuscirà a raccogliere i 180 voti necessari per eleggere il proprio candidato, l'ex ministro ed ex commissario europeo, Stavros Dimas, ed evitare così la chiamata alle urne dell'intero Paese che spianerebbe la strada al leader della sinistra radicale, Alexis Tsipras.

Questo scenario è costato al listino di Atene un tracollo del 12,8% e ribassi non di poco conto nelle altre piazze europee: a Milano, a causa di un calo del 2,81%, il Ftse-Mib è tornato sotto i 20mila punti, Francoforte ha perso il 2,21%, Parigi il 2,55% e Madrid il 3,18%. Nel complesso, 219 miliardi di euro di capitalizzazione andati in fumo. E dai 123 punti di lunedì, lo spread Btp-Bund si è arrampicato fino a quota 135 punti. A nulla sono servite le parole con cui il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha sottolineato che «Samaras sa dove sta andando, credo che i mercati dovrebbero sentirsi più sicuri».

Dell'ipersensibilità sviluppata dagli investitori nei confronti della Grecia esistono, del resto, tracce recenti. A metà dello scorso ottobre, le Borse avevano bruciato 276 miliardi di euro (-4,5% Milano) in seguito all'alert di Fitch sulla solidità delle banche greche in vista degli stress test. Neppure due mesi dopo, siamo daccapo. Tra l'altro, in un momento reso delicato dall'indebolimento congiunturale, dal rischio deflazione e dai residui margini di incertezza che ancora pesano sulle future mosse della Bce, in particolare sul lancio del piano di acquisto dei titoli di Stato.

Tuttavia, ciò su cui i mercati non hanno forse sufficientemente riflettuto è per quale motivo il primo ministro ellenico abbia voluto forzare i tempi per l'elezione del presidente della Repubblica, inizialmente prevista il prossimo febbraio. Delle due, l'una. La prima: Samaras è convinto di riuscire a coagulare attorno al nome di Dimas il consenso sufficiente per farlo eleggere. La maggioranza che lo sostiene è di 154 voti, e dunque ne mancano 26 all'appello per raggiungere il minimo di 180 alla terza votazione (per le prime due la quota è di 200). La seconda: l'obiettivo del premier è quello di andare alle elezioni politiche anticipate. Un suicidio politico ed economico, visto che Syriza è in testa in tutti i sondaggi (con il 32% circa) e che Tsipras ha già avvertito che in caso di vittoria dichiarerà nulli gli accordi con la Troika e chiederà la convocazione di una conferenza europea per tagliare il debito dei Paesi in crisi? Forse, no. Soprattutto se, al momento di andare alle urne, Samaras potrà annunciare alla nazione che sono stati rimossi i vincoli stringenti imposti dal cosiddetto bailout (aiuti in cambio di riforme). E dopo l'accordo raggiunto domenica scorsa dall'Eurogruppo, già in febbraio (e non a giugno come si temeva) Atene potrebbe essere libera dalle catene delle procedure di salvataggio. Un asso che Samaras potrebbe giocare per vincere la partita delle elezioni.