Moncler risveglia Piazza Affari

Il rialzo dell'indice spinge altre società verso la Borsa. Ma senza la ripresa dell'economia Milano resterà marginale 

È in rampa di lancio la quotazione più importante dell'anno. Non solo per il valore della società (stimato almeno in 2,4 miliardi), ma anche perché il marchio di piumini Moncler rappresenta una sorta di «àncora» cui la Borsa tenta d'aggrapparsi per riemergere dal sostanziale immobilismo in cui versa il mercato italiano delle Ipo. Domani a Milano inizia il «roadshow», ma già venerdì' scorso, al secondo giorno del collocamento che si chiuderà l'11 dicembre, le richieste superavano 15 volte l'offerta per gli investitori istituzionali.

Eppure in Piazza Affari il saldo non era mai stato così negativo: dall'inizio del 2013 a oggi sono state ben nove le società in fuga a fronte di una sola quotazione: Moleskine, sul mercato principale Mta. Un'emorragia che va avanti già da un po': dal 2001 al 2013 le iscrizioni nel listino milanese sono calate in media a 11,4, mentre i delisting sono saliti a 13,8, con un saldo negativo di 2,4 unità. I dati sulle quotazioni rispecchiano la forte perdita di posizioni della piazza italiana rispetto alle Borse mondiali: nella classifica stilata da Mediobanca, Milano è l'unica a chiudere in rosso il decennio (-5,6%), scivolando al 23° posto per capitalizzazione. Eppure, negli ultimi mesi, è impossibile non rilevare un certo fermento. Lo sprint realizzato dal Ftse Mib (+9% negli ultimi sei mesi), in particolare, sembra aver risvegliato l'interesse delle società per il listino italiano. A partire, appunto, da Moncler. E l'ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, per il prossimo anno ha previsto almeno altri «quattro o cinque ingressi». Tra i nomi che circolano ci sono il colosso delle scommesse Sisal, il gruppo chimico Zobele, la società di gestione del risparmio Anima e l'azienda biofarmaceutica Kedrion (anche se i tempi, negli ultimi casi, restano ancora incerti). Ormai certo, invece, è il rientro della società di spedizioni internazionali Savino Del Bene, che - dopo 10 anni dal delisting - il primo novembre ha iniziato il collocamento di 31 milioni di azioni, con l'obiettivo di iniziare le negoziazioni sul Mta il 6 dicembre.

A dare nuova linfa al listino milanese, poi, c'è soprattutto l'Aim, il mercato alternativo del capitale dedicato alle piccole e medie imprese. Complice la crisi e la conseguente stretta creditizia operata dalle banche, sono sempre di più le società a piccola e media capitalizzazione che si stanno avvicinando a questo strumento. Da gennaio, ben 9 matricole sono arrivate sul nuovo segmento (il caso più noto è Italia Independent, il marchio di occhiali lanciato da Lapo Elkann), mentre altre 13 sarebbero pronte a quotarsi nei prossimi mesi. Tra queste ci sono la Leone Film Group (la casa di produzione cinematografica fondata da Sergio Leone che, secondo quanto annunciato dai figli, Raffaella e Andrea, farà il suo esordio entro dicembre) e il locale jazz milanese Blue Note, all'inizio del 2014.

Altre new entry potrebbero arrivare dal progetto Elite, il «vivaio» lanciato da Borsa Italiana e Confindustria per affiancare le aziende non quotate nel loro percorso di crescita, che conta già 131 società. I numeri non sono certo paragonabili a quelli di Gran Bretagna e Stati Uniti (Wall Street, quest'anno, ha contato 200 nuovi ingressi, mentre ammontano a 1.100 le aziende quotate solo sull'Aim londinese), ma i segnali che il mercato italiano delle Ipo sia pronto a ripartire sembrano esserci. Attenzione, però, ai facili ottimismi. Secondo Roberto Rati, responsabile Equity capital markets di Unicredit, la vera ripresa ci sarà «solo in presenza di un consolidamento del dato macroeconomico, che farebbe crescere il capitale di rischio a disposizione e la fiducia degli investitori». L'analista invita inoltre a non farsi trarre in inganno dai numeri: «Nove aziende quotate corrispondono, più o meno, a una Ipo sul mercato principale, senza produrre alcun impatto sul sistema».