Mondadori spinge l'utile e muove verso il dividendo

In dodici mesi Segrate ha superato Rcs e Cairo a livello di capitalizzazione. La sfida dei ricavi

Il ritorno al dividendo di Mondadori (che controlla il 36,8% della società editrice del Giornale) si sta avvicinando. Il gruppo editoriale, presieduto da Marina Berlusconi e guidato dall'ad Ernesto Mauri, ha chiuso i primi nove mesi del 2019 con ricavi stabili su base annua a 658,9 milioni, un Ebitda adjusted in crescita del 13% a 71,3 milioni e un risultato netto positivo per 23,1 milioni, a fronte del rosso di 181,5 milioni dello stesso periodo 2018 che risentiva dei 200 milioni di svalutazione di Mondadori France, poi ceduta. La casa editrice di Segrate ha confermato i target 2019: ricavi stabili a perimetro omogeneo, Ebitda adjusted in crescita a cifra singola e un utile atteso a 30-35 milioni con un cash flow ordinario intorno ai 45 milioni. Questi dati, spiega una nota, creano le condizioni per la distribuzione di un dividendo.

Il dato più significativo, però, proviene da Piazza Affari. Negli ultimi dodici mesi Mondadori (che ieri ha limato uno 0,49%) ha guadagnato circa il 30% raggiungendo una capitalizzazione di 532 milioni di euro e superando la concorrente Rcs (-7% nei mesi a 468 milioni) con la sua controllante Cairo Communication (-20% a 327 milioni). I numeri dicono che gli operatori hanno apprezzato tanto la riduzione dell'indebitamento netto (quasi dimezzato in 12 mesi a 110 milioni di euro) quanto il focus su Libri e Retail con i Periodici Italia che dal primo gennaio confluiranno in una newco.

In estrema sintesi, la Borsa premia gli editori che puntano su ricavi certi e diversificati, a fronte di uno scenario molto complesso a livello di diffusione e pubblicità. È quanto ha spiegato il presidente e ad di Rcs, Urbano Cairo, martedì scorso in merito alla flessione tendenziale del 5,5% degli introiti nei primi nove mesi. «Quest'anno - ha dichiarato - ci è mancata la grande partenza da Israele (del Giro d'Italia, ndr), sono 8 milioni dello scorso anno che quest'anno mancano, ci è mancato l'anno pari che vuol dire Mondiali, Olimpiadi, che vale altri 7-8 milioni, circa la metà della perdita» di fatturato.

La controprova sta nei corsi di Borsa degli editori più tradizionali. Gedi, al di là della polemica sul controllo tra l'ingegner De Benedetti e i figli, negli ultimi 12 mesi ha perso il 27% attestandosi a 140 milioni di capitalizzazione. Caltagirone Editore ha contenuto la flessione al 15% per 130 milioni di valore di mercato, mentre Class Editori vale 30 milioni a fronte di un -9,5% degli ultimi 12 mesi. Poligrafici Editoriale è invece, rimasta invariata a 25 milioni.

GDeF