Mps cede altre sofferenze. Ecco le mosse delle Big

Monte Paschi vende 340 milioni di crediti deteriorati e arriva quota 1,5 miliardi

Le banche italiane rimangono concentrate sulle operazioni di derisking (operazioni di pulizia di bilancio tramite la cessione dei crediti deteriorati), mentre sale la tensione legata alle incertezze politiche che potrebbe portare a un ulteriore deterioramento dello scenario di riferimento.

Ieri Banca Monte dei Paschi di Siena ha annunciato la chiusura di quattro operazioni di cessione di crediti deteriorati per circa 340 milioni di euro.

Gli accordi si sommano a quelli realizzati nelle ultime due settimane con Illimity Bank e un'affiliata di Cerberus Capital per un totale di quasi 1,5 miliardi di crediti insoluti e sono da leggersi all'interno degli impegni presi dalla banca con Bruxelles. A giugno Rocca Salimbeni presentava un'esposizione ai crediti deteriorati lordi di 15,9 miliardi (in calo di 300 milioni rispetto a marzo). Questi ultimi rappresentavano il 15,9% del totale dei finanziamenti, dato in miglioramento dal 17,3% di fine 2018.

Non sono da meno gli altri colossi del credito tricolori che complessivamente, come ha evidenziato ieri uno studio settoriale della Uilca (sindacato dei lavoratori del credito), a giugno hanno visto i crediti netti deteriorati ridursi del 6,9% rispetto a fine dicembre con una predominanza (il 56,95% del totale) delle inadempienze probabili. In particolare, Unicredit ha 34,4 miliardi di esposizioni deteriorate lorde a livello di gruppo (tra cui 19,1 miliardi di sofferenze lorde), un dato in calo del 19,2% rispetto al 2018. Il totale dei crediti all'aceto rappresenta il 7% degli impieghi (-1,8% su dicembre). Questo indicatore per Intesa Sanpaolo segna 8,4% grazie alle ampie operazioni di pulizia di portafoglio effettuate. Nella semestrale Ca' de Sass sottolineava infatti di aver ridotto i crediti deteriorati lordi «di circa 17 miliardi da dicembre 2017, realizzando nei primi 18 mesi del nuovo piano impresa già il 67% dell'obiettivo di riduzione previsto». Non solo. Il gruppo guidato dal Ceo Carlo Messina ha recentemente firmato un accordo con Prelios per costituire una partnership strategica per la gestione delle inadempienze probabili e accelerare l'obiettivo di derisking previsto dal piano. Banco Bpm a giugno ha ridotto le esposizioni nette deteriorate di 3,3 miliardi su base annua a 6,2 miliardi e i crediti dubbi sono al 9,7% dei finanziamenti (10,8% a dicembre). Ubi ha chiuso il semestre al 9,9% (dal 10,4% di fine 2018) e 9 miliardi di crediti deteriorati lordi (- 7,3% rispetto a dicembre). Risultano infine sopra la media (8,9%) Credito Emiliano e Banca Popolare di Sondrio: entrambe si attestano al 13,7 per cento.

Tuttavia, come ha evidenziato lo studio della Uilca, le operazioni di derisking e l'incremento complessivo dell'utile nel semestre (+15% rispetto al 2018 a 6,5 miliardi complessivi), non bastano a eliminare i punti interrogativi. Lo studio infatti evidenzia come, nonostante il taglio dei costi operativi (-3,6%) e, in particolare di ben 4.818 posti di lavoro tra le 11 maggiori banche italiane, il margine di interesse si sia ridotto in media del 3,5%, le commissioni del 3,6% e i ricavi del 5,2 per cento. Non solo. Negli ultimi dodici mesi i colossi del credito trattano al 44% del loro patrimonio. Uno sconto che potrebbe aumentare con la possibile impennata dello spread legata all'incertezza politica e renderebbe, ancora di più, le banche italiane prede appetibili.