Mps ci crede: «L'aumento riuscirà»

Il puzzle è troppo complesso per comporlo in pochi giorni. Le modifiche del piano industriale, richieste dalla Commissione Ue per l'ok definitivo ai 4 miliardi di Monti-bond, saranno messe nero su bianco nei prossimi giorni. Il cda di ieri del Monte ha avuto un carattere prettamente informativo nei confronti dei consiglieri e le tre ore di durata sono legate alla complessità degli argomenti. Gli ultimi tentativi, auspicati dal côté «politico», di evitare l'adozione di misure troppo drastiche, per ora, restano sotto traccia. Il management è comunque «fiducioso di portare a termine con successo l'operazione», convinto che «il nuovo piano costituirà un elemento di attrattività» per il mercato.
L'unico punto fermo, posto dal presidente Alessandro Profumo e dall'ad Fabrizio Viola, è che le filiali riconducibili ad Antonveneta non saranno cedute: sarebbe solo una minusvalenza. Resta da capire come trovare quei 2,5 miliardi di capitale che Bruxelles vuole siano restituiti al Tesoro entro fine 2014. Le cessioni di Consum.it e di Mps Leasing & Factoring sono rimaste al palo in questi mesi proprio perché le attività ad alto assorbimento di capitale non attraggono gli investitori. E non vi è molto altro materiale per far cassa, eccettuati alcuni asset immobiliari (circa 500 milioni inclusi alcuni sportelli già chiusi) e le filiali estere (Francia e Belgio).
Ecco perché l'ulteriore riduzione dei costi, imposta dal diktat del commissario Almunia, potrebbe liberare qualche altra risorsa, sebbene nuovi tagli del personale incontreranno certamente l'opposizione del sindacato. Il progetto «Banca On Line» dell'ad Viola marcia comunque in questa direzione. Altre difficoltà si incontreranno nella riduzione del portafoglio Btp (23,7 miliardi a giugno), altra condizione imposta da Bruxelles. Nel cda del 24 settembre tutte le carte saranno comunque sul tavolo. La Borsa ha dato un giudizio positivo (+3,7%).
Intanto, la Procura di Siena ha aperto un nuovo fascicolo, senza indagati né ipotesi di reato relativo ai rapporti tra la banca e la politica. Si tratta, come già ipotizzato a fine luglio (quando si chiusero le indagini sull'acquisto di Antonveneta), di un filone investigativo nel quale sono confluiti i documenti e verbali di interrogatorio dell'inchiesta principale. I tre pm (Antonino Nastasi, Giuseppe Grosso e Aldo Natalini), titolari del dossier, intendono approfondire meglio alcune questioni sollevate dall'ex presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, che in un interrogatorio del 2012 dichiarò che la sua nomina, come quella di Mussari alla presidenza di Mps, «fu decisa dai maggiorenti della politica locale e condivisa dai vertici della politica nazionale». Ieri In Procura è stato ascoltato l'ex presidente del collegio sindacale Tommaso Di Tanno.