Mps, l'ok ai Monti-bond arriva in extremis

Un goal in zona Cesarini. E, allo stesso tempo, quella stessa sensazione di sollievo che si prova quando una partita si conclude con un risultato ormai insperato. È più o meno quello che deve aver provato il presidente di Monte Paschi, Alessandro Profumo, dopo aver avuto la certezza che i Monti-bond avrebbero potuto essere emessi e, soprattutto, che il pagamento degli interessi non avrebbe comportato un ingresso del Tesoro come secondo azionista dietro la Fondazione.
Ieri, infatti, la commissione Bilancio del Senato ha confermato che l'emendamento pro-Mps (che consente la corresponsione degli interessi dei Monti-bond tramite l'emissione di nuovi titoli dello stesso tipo, in caso di mancato raggiungimento dell'utile) sarà reinserito nella Legge di stabilità dopo essere stato espunto dal dl Sviluppo assieme alla norma pro-Fondazioni in Cdp (quest'ultima rientrata alla Camera). «Sarà presentato nella stessa formulazione come emendamento dei relatori o del governo», spiega la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl) sottolineando che «il ritardo nel varo della norma non è stato dovuto a tensioni politiche, ma solo per contingentare i tempi sul dl Sviluppo».
L'emendamento, infatti, aveva ricevuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato fuori tempo massimo rispetto ai lavori della commissione. La crisi di governo e l'avvicinarsi della scadenza fatidica di fine anno, quando dovranno essere rimborsati gli 1,9 miliardi di vecchi Tremonti-bond, hanno fatto il resto. La preoccupazione senese, in fondo è durata poco e lo stesso presidente Alessandro Profumo aveva ricordato che «non era stato considerato un piano-B».
La nebbia si è diradata ieri mattina. Il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha ricordato che i Monti-bond «sono già parte di un decreto attuativo» in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Insomma, poiché il governo aveva già inserito lo strumento di ricapitalizzazione nel decreto «salva-infrazioni» varato nell'ultimo Consiglio dei ministri, in ogni caso non ci sarebbe stato nulla da temere. Tant'è vero che il nuovo provvedimento è stato già ricevuto dal commissario Ue alla Concorrenza, Joaquín Almunia, e il via libera dovrebbe arrivare in tempi rapidi. Ma la sicurezza che tutto il pacchetto sarà inserito nella legge di stabilità che avrà l'ok definitivo di Palazzo Madama martedì prossimo chiude la questione.
Ora all'istituto senese non resterà che procedere all'emissione dei 3,9 miliardi di Monti-bond. Di questi 1,9 miliardi serviranno per rimpiazzare i vecchi Tremonti-bond dei quali dovranno anche essere pagati gli interessi. Il tasso applicato ai vecchi strumenti è l'8,5% e avrebbe comportato un esborso di 170 milioni. In assenza di utile quest'anno la cedola avrebbe dovuto essere pagata in azioni, ma ora si potrà sopperire aumentando di un analogo importo l'emissione senza che Via XX Settembre entri nel capitale (avrebbe avuto diritto al 6,8%). La Borsa ha apprezzato e Mps si è riavvicinata a quota 20 cent (+3,3%).