Nel fortino Ubi vince ancora l'asse Bazoli-Zanetti

Nuovi equilibri I giochi tra bergamaschi e brescianiI protagonistiVertici in pressing, Jannone perde terreno. E Visco vuole un Cdg a 7 posti

Emilio Zanetti prende in mano la campagna elettorale per la successione di Ubi Banca: il presidente uscente, che non si ricandida ma è stato il gran tessitore insieme a Giovanni Bazoli della lista della «continuità» che conferma Victor Massiah ad, avrebbe infatti convocato per oggi i capi-area della Popolare Bergamo. L'incontro cade nel giorno in cui Ubi annuncerà la squadra dei suoi 23 candidati per il Cds contro il «rottamatore» Giorgio Jannone: lo scontro avverrà all'assemblea dei soci il 20 aprile.

Scontata la candidatura a capolista e quindi alla presidenza, secondo il criterio dell'alternanza, per il bergamasco Andrea Moltrasio, con vice Mario Cera. Per i restanti 21 posti dovrebbero figurare i bresciani Alberto Folonari e Silvia Fidanza (anche in rispetto delle quote rosa), oltre ai bergamaschi Armando Santus, Alfredo Gusmini, Mario Mazzoleni, e l'ex direttore generale Graziano Caldiani. Il Cdg dovrebbe essere affidato a Franco Polotti, che negli ltimi tempi si è molto avvicinato a Bazoli: Bankitalia, in ogni caso, pretenderebbe un consiglio a 7 posti. Resterà invece fuori dalla squadra per la new generation l'avvocato Francesca Bazoli, figlia di Giovanni.

Rosa di «papabili» a parte, quello che resta è il fine ordito che ha portato all'accordo «politico» tra le diverse anime della banca: Brescia (dove ci sono i capitali), Bergamo (anima storica della Popolare) e Cuneo. Con in prima linea appunto Zanetti e Bazoli, senza più cariche in Ubi per l'interlocking ma che avrebbe tra i suoi fedeli nella città della Leonessa il commercialista con la passione per il mattone Flavio Pizzini (vicino alla curia milanese), l'imprenditore Stefano Gianotti e l'ingegnere Gian Battista Montini.

Jannone tenta quindi un assalto difficilissimo in alleanza con altri quattro associazioni di soci con matrice territoriale. A toglier forza alla protesta di Jannone, è la stessa terza lista in preparazione a Bergamo. Dopo il diniego di alcune personalità della città - tra cui, si dice, il rettore dell'ateneo Stefano Paleari - il candidato alla presidenza sarebbe il bocconiano Andrea Cesare Resti, dotato di un pedigree equamente diviso tra Brescia e Bergamo. Stando a quanto trapela da Piazza Vittorio Veneto, ad animare la lista nell'ombra sarebbe il direttore generale della Popolare Bergamo, Giuseppe Masnaga, che forse aveva intravisto un margine di manovra nel mese di silenzio osservato da Zanetti. E che potrebbe ambire alla direzione generale del gruppo, dove è però saldo Francesco Iorio. Se questa terza lista prenderà forma - si starebbe facendo fatica a trovare dei candidati in linea con le prescrizioni della Vigilanza - Jannone avrà pochissime chance anche di entrare in consiglio. Se Jannone riuscisse nell'intento potrebbe fare sponda sui bresciani scontenti per tentare la trasformazione in Spa. Lo statuto prevede solo due posti in classifica: la lista con più voti, che quasi certamente sarà quella che vuole Massiah ancora capo azienda, avrà la maggioranza dei seggi; la seconda da 1 a 5. Tertium non datur.