La nuova vita di Ibm Italia nella sanità del futuro

Pronti 150 milioni di dollari per un centro di ricerca a Milano, dove applicare i sistemi cognitivi alla salute. L'ad Cereda: «L'area Expo sarà il sito ideale»

Pensate a una macchina in grado di memorizzare miliardi di informazioni su malattie, pazienti, ricerche, farmaci. Un motore di ricerca che dà risposte a ogni richiesta, ma che è molto più di un archivio; legge ed elabora dati, studi, formule, casi, non importa se si tratta di numeri, di scritti, di immagini, di radiografie: capisce tutto. Con questa macchina si interagisce parlando e lei ragiona, nel senso che genera ipotesi, e impara con l'esperienza: cioè, proprio come gli umani, ogni volta che è sollecitata su un tema, lo fa suo e va ad arricchire le proprie conoscenze.Oggi questa fantascienza arriva a Milano. Ibm, la multinazionale americana con 105 anni di storia e da 89 in Italia, è leader nel mondo nei sistemi cognitivi e il suo programma per la salute, Watson Health, è il più avanzato che esista, con applicazioni che possono aiutare e indirizzare le diagnosi e gli interventi dei medici; grazie all'accordo con il governo italiano annunciato pochi giorni fa a Boston da Matteo Renzi, il quartier generale europeo di Watson Health risiederà nell'area Expo dove saranno attratti ricercatori da tutta Europa e da dove s'irradierà nuovo sapere nel mondo. Con ricadute finali su ciascuno di noi: diagnosi più precise, l'intero apparato scientifico mondiale a disposizione di ogni medico, farmaci più efficaci.«Le decisioni sono state rapide racconta Enrico Cereda, amministratore delegato di Ibm Italia - e sono state favorite dall'incontro di due eccellenze: Watson Health è il miglior sistema cognitivo nel mondo, primato che spetta anche alla sanità italiana. Non è stato facile sorride far capire il nostro servizio sanitario negli Stati Uniti, dove praticamente non esiste. Ma gli italiani sono i più longevi dopo i giapponesi, e la catena alimentazione-benessere-qualità della vita-longevità ha convinto la Corporation». Il tutto è avvenuto nell'arco di un paio di mesi, con incontri, visite, approfondimenti a Segrate (sede italiana di Ibm), a Palazzo Chigi, e negli Stati Uniti. È stato firmato un preliminare e fra 90 giorni è prevista l'intesa definitiva. Ibm ha già messo a disposizione 150 milioni di dollari di investimenti, sui 6 miliardi in cinque anni destinati all'intero programma. Expo è apparsa «la sede più naturale - spiega Cereda - già cablata, già in possesso di ogni requisito necessario a un centro di ricerca». Ibm entrerà nel progetto Human Technopole, gestito dall'Istituto Italiano di Tecnologia, e l'area diventerà «un vero parco scientifico».Un sistema cognitivo come Watson che prende il nome dal fondatore di Ibm - non va confuso con l'intelligenza artificiale, di cui rappresenta un'evoluzione: «Quest'ultima spiega sempre l'ad automatizza il lavoro della mente umana, la replica. I sistemi cognitivi invece vanno oltre il limite delle quantità di dati di un cervello e sono in grado di elaborare da soli e di interagire rispondendo alle domande. A livello mondiale tra quattro anni verranno gestiti 44mila miliardi di giga byte», quando un cd ne contiene 0,8. La salute è, ovviamente, uno dei più avanzati settori del progresso e anche a causa del rapido invecchiamento della popolazione (nel 2060 il 50% della popolazione avrà più di 65 anni), la domanda di servizi sanitari è in forte crescita: entro il 2025 s'incrementerà del 42%.Il governo e Ibm hanno individuato le aree specifiche sulle quali concentrare la ricerca. Soluzioni per la prevenzione, con un call center a disposizione dei pazienti per effettuare una prima selezione orientativa. Nuovi modelli di assistenza con il Fascicolo sanitario elettronico, un archivio personale nel quale far confluire tutti i dati sanitari di una persona, visite, ricoveri, interventi. Tutto il sapere scientifico (ricerche sui geni, sul Dna) a disposizione di ogni dottore per migliorare la medicina basata sull'evidenza: oggi meno del 50% delle decisioni medico sanitarie sono oggettivamente basate su evidenze, e il 44% dei trattamenti iniziali contro il cancro vengono successivamente modificati. Infine, risparmi sulla spesa sanitaria (oltre 110 miliardi), ottimizzando cure e farmaci. Secondo una ricerca di Ibm, nel mondo il 30% delle medicine vengono sprecate, perché sbagliate, scadute o in sovrappiù.