Ora il falco Weidmann fa il difensore di Draghi

Il capo della Bundesbank si schiera col «nemico» per salvare l'autonomia della Bce Ma Schaeuble insiste: «I tassi negativi creano buchi nelle tasche di risparmiatori»

Rodolfo Parietti

È un po' come avere per difensore la pubblica accusa. È come vedere il falco che assume il piumaggio della colomba. Quello che Jens Weidmann, il più tenace oppositore di Mario Draghi all'interno della Bce, squaderna al Financial Times è un mondo rovesciato. Sentitelo: «Non è una cosa insolita per i politici avere opinioni diverse sulla politica monetaria, ma noi siamo indipendenti. In questa congiuntura economica è appropriato adottare una politica monetaria espansiva, indipendentemente dalle diverse vedute circa misure specifiche». Insomma, giù le mani dall'Eurotower.

A Wolfgang Schaeuble, il rissoso ministro tedesco delle Finanze, devono essere fischiate le orecchie. Ma come: il suo più fidato supporter si tira indietro proprio nel mentre lui rincara la dose? Dopo aver apostrofato Draghi nei giorni scorsi mettendo in relazione l'ascesa dei movimenti nazionalistici come «Alternative für Deutschland» con le manovre di allentamento attuate dalla banca centrale, il braccio armato di Angela Merkel ha ricordato ieri che «i tassi ai minimi stanno creando un buco nelle finanze di pensionati e risparmiatori». Una visione un po' miope, a giudicare da come il presidente della Bundesbank liquida la faccenda: «In Germania il dibattito non si è focalizzato a sufficienza sulle conseguenze macroeconomiche della politica monetaria. Le persone non sono solo risparmiatori: sono anche impiegati, contribuenti e debitori e come tali beneficiano del basso livello dei tassi di interesse».

Le posizioni espresse da Weidmann sono quantomeno sorprendenti, se solo si ricorda il fuoco di sbarramento scatenato fin dal «whatever it takes» pronunciato nel 2012 dall'ex governatore di Bankitalia, lo slogan con cui veniva anticipata la volontà di difendere a ogni costo l'euro. Poi, dal varo dello scudo anti spread fino al piano di acquisto titoli con incorporata discesa sotto lo zero dei tassi sui depositi presso la Bce, il capo della Buba ha sempre fatto pesare il proprio dissenso. Se al completamento dell'unione bancaria manca il tassello fondamentale del fondo di garanzia unica sui depositi, è anche a causa del nein di Weidmann, che non vuole una «condivisione indebita dei rischi».

È la stessa logica che ha portato all'adozione di un quantitative easing spurio. Non a caso, il banchiere tedesco ricorda che le banche centrali nazionali dell'eurozona comprano bond sovrani del proprio Paese a proprio rischio, per cui il programma di acquisto di asset è in realtà «meno problematico» di quanto avrebbe potuto essere. Ma quando si parla di helicopter money, ipotesi definita da Draghi «molto interessante» che prevede la distribuzione diretta di denaro ai cittadini da parte della Bce, Weidmann torna falco: sarebbe «uno strumento pericoloso», che offuscherebbe completamente i confini fra politica monetaria e politica fiscale.