Il panettone di Cova scatena la guerra delle griffe

Prada mette i bastoni tra le ruote alla calata dei francesi di Lvmh in Italia. E riapre la partita per l'acquisto della storica confetteria milanese Cova, passata a fine giugno sotto il controllo di Bernard Arnault, l'uomo più ricco di Francia, che già nel 2011 aveva messo le mani su Bulgari e, ora, è in trattativa per rilevare anche una quota del marchio Yamamay.
L'impresa made in Italy, che sia un'eccellenza del luxury o del food, fa così gola ai big player stranieri da spingerli non solo a uno shopping sfrenato dei più noti brand nostrani, ma anche a intraprendere costosissime battaglie legali. E per l'occasione, Patrizio Bertelli - ad di Prada - non si è rivolto a uno studio legale a caso, ma a quello studio Bonelli Erede Pappalardo, che ha assistito Prada in occasione dell'Ipo e che di recente ha sostenuto Salini nella «scalata» Impregilo.
Nel dettaglio, secondo quanto riferito da Economiaweb, i soci Sergio Erede e Stefano Cacchi Pessani hanno avviato una causa di merito per l'accertamento di un «intervenuto contratto» con la famiglia Faccioli, proprietaria della lussuosa pasticceria milanese.
Alla base della contromossa ci sarebbero scambi di lettere avvenuti nei mesi scorsi con la famiglia e che per Prada costituirebbero già un accordo per il passaggio della proprietà della Cova Montenapoleone (la società a cui fa capo il Caffè) e del relativo brand. Tuttavia, visto che l'offerta e l'accordo raggiunto tra i Faccioli e Lvmh riguarderebbero invece la Pasticcerie Cova holding, ovvero la società che controlla il locale e il brand, Prada ha chiesto anche il sequestro del caffè di Montenapoleone e del marchio.
In giugno Prada - che con il caso Cova ha rivissuto l'incubo di vedersi «scippare» una preda da Lvmh, come già accaduto con Fendi - aveva perso la sfida coi francesi (proprietari anche dei marchi Louis Vuitton e degli champagne Dom Pérignon) per una questione di prezzo.
Prada era disposta a pagare 12 milioni per l'80% del capitale. Ma alla fine, Lvmh ha avuto la meglio mettendone sul piatto 15 milioni. Dietro alla scelta della famiglia Faccioli, ci sarebbe stato però anche il timore che i nuovi proprietari potessero decidere di spostare l'ingresso dello storico Caffè milanese in via Sant'Andrea. Infatti, i locali dove presero corpo i moti delle Cinque Giornate di Milano, sono adiacenti a quelli del flagship store di Prada in via Montenapoleone.
Qui Cova si è trasferita nel 1950 dopo che nel '43 venne colpita dai bombardamenti degli Alleati. Lo storico esercizio, nato nel 1817, ha ricevuto nel 2007-2008, dal Comune di Milano e dalla Provincia, i titoli di «bottega storica» e di esercizio di rilevanza locale. Ora il suo destino è in bilico e a deciderlo saranno i giudici, entro il mese.

Commenti

Mario-64

Sab, 06/07/2013 - 11:21

Dai Miuccia ,tira fuori i soldini e ricaccia oltralpe i cugini lumacofagi!