Pensioni e il rischio povertà

Lei si chiama Antonella, fa la consulente finanziaria. Qualche settimana fa mi ha scritto una mail: «È seguito da un consulente finanziario o, essendo competente, vista la professione che svolge, riesce comunque a gestire autonomamente i suoi risparmi? Le scrivo nel caso dovesse aver bisogno di un professionista del settore». Il suo modo molto professionale mi ha incuriosito così ho deciso di incontrarla. Volevo approfittarne per ripuntualizzare a me stesso, scadenze, obiettivi e progetti finanziari legati al mio percorso di vita. Fissato l' appuntamento, qualche giorno dopo mi è venuta a trovare in redazione.

Abbiamo parlato di pianificazione finanziaria e delle priorità dettate dai cambiamenti demografici. È stato quasi naturale, discutere di previdenza. «Ha pensato alla sua pensione?» Mi ha chiesto all'improvviso. «So che prenderò una somma ridicola». Lei mi ha guardato replicando: «Mi permette di fare una verifica? Di fornirle i numeri reali di ciò che prenderà come rendita previdenziale?». Ho firmato due moduli e ci siamo salutati. Qualche giorno dopo mi ha inviato un prospetto dettagliatissimo. La somma ridicola si era materializzata davanti ai miei occhi. Nonostante ne fossi consapevole, leggere quanta distanza ci fosse tra il mio reddito attuale e quello che avrei percepito ai miei 65 anni mi ha sconvolto. Mi sono sentito immediatamente a disagio come se gli anni fossero già trascorsi e mi avessero trasformato, dal professionista di oggi, nel pensionato povero di domani. Ho compreso. Non bastano le parole.

È necessario materializzare la realtà con cui ci confronteremo. Forse solo in questo modo, così com'è accaduto a me, apriremo gli occhi e cercheremo di individuare le soluzioni ideali per non fare della «longevità» il rischio più grande della nostra vita. Ma per farlo ci vogliono anche consulenti preparati ed intraprendenti come Antonella che non ha dato nulla per scontato, neanche che io fossi informato.

leopoldo.gasbarro@me.com