Petrolio sempre più giù. Ecco chi ci guadagna e chi ci perde

Il prezzo del petrolio è calato del 35% da giugno a oggi. Vediamo quali effetti avrà sull'economia (e non solo)

Una scena del film "Il petroliere" (2007), con Daniel Day-Lewis

Il prezzo del petrolio fa registrare il livello più basso degli ultimi cinque anni, sulla scia del mancato taglio delle quote produttive deciso dall'Opec nei giorni scorsi. I "future" sul Light crude arretrano a 64,06 dollari, dopo un minimo dal luglio 2009 di 63,72 dollari e quelli sul Brent cedono 2,20 dollari a 67,96 dollari. Da giugno il calo è stato del 30-35%. Che effetti produrrà questo crollo? Chi ci guadagna e chi ci perde? Come riporta Milano Finanza, secondo Peter Dragicevich (Commonwealth Bank of Australia) l'economia reale potrebbe trarne giovamento, perché il minor costo dei carburanti si traduce in minori spese per i trasporti e, di conseguenza, in una sensibile diminuzione dei prezzi di molti prodotti. Effetti simili a quelli derivanti dal taglio delle tasse, con più denaro (da spendere) a disposizione dei consumatori. Se con un barile a 80 dollari (rispetto ai 100 di qualche mese fa) il risparmio per ciascuna famiglia americana poteva essere quantificato in 600 dollari all'anno, con il prezzo a 70 dollari le cose andranno ancora meglio.

In Italia il discorso è un po' diverso: il risparmio c'è ma, con tutte le tasse che gravano sui carburanti, si sente poco. Basti pensare che per la benzina la componente fiscale (Iva e accise) è il 62%, contro il 38% dei costi industriali. Quindi se si registra un calo del 30% sul prezzo del petrolio non possiamo aspettarci una diminuzione equivalente sul costo della benzina. È una semplice questione matematica. Per il diesel, invece, l'incidenza fisco/costo industriale è del 58% e del 42%.

Con il prezzo più basso dei carburanti dovrebbero aumentare i consumi, con conseguenze immediate (e positive) per l'economia. Questo effetto moltiplicatore dovrebbe avere un impatto più forte in Cina che negli Usa, tenuto conto che Pechino ha una maggiore dipendenza energetica rispetto a Washington. Il no dei sauditi al taglio della produzione (ratificato dall'Opec pochi giorni fa), si traduce, dunque, in un bel “regalo di Natale” soprattutto per gli Stati Uniti e la Cina.

I sauditi non sono masochisti sprovveduti: pur perdendo qualcosa nell'immediato (vendendo il greggio a un prezzo inferiore), alla lunga ci guadagneranno, visti gli investimenti che hanno negli States. Anche perché se l'economia a stelle e strisce soffre, a rimetterci è anche Riad. Potere della finanza globale. Anche se non sono tutte rose e fiori. Le Borse dei Paesi del Golfo dopo due giorni di chiusura domenica hanno fatto registrare perdite fino al 6,2%. "Gli investitori - commenta Ali Khan, analista di Bgr Asset Management - temono che il petrolio possa rimanere ai livelli attuali, cosa che avrebbe un impatto negativo sulle entrate dei Paesi, creando venti contrari alla spesa pubblica". Il greggio, infatti, che già da mesi aveva innescato la retromarcia a causa del calo dei consumi e della sovrapproduzione mondiale, è sceso ancora. L’Arabia Saudita ha programmi di spesa per oltre 500 miliardi di dollari, che, secondo Deutsche Bank, necessitano di almeno 99 dollari al barile per essere sostenuti. Non se la passa meglio l'Oman, che rischia una catastrofe economica, come scrive il quotidiano britannico "The Telegraph". Il sultanato, che ha una posizione strategica nel Golfo Persico, ha visto precipitare il valore delle esportazioni di greggio quest’anno, mentre il costo di produzione nei suoi giacimenti maturi è in aumento. Gli idrocarburi generano il 75% delle entrate pubbliche e il bilancio dello Stato è basato su una stima di 85 dollari al barile.

Inutile fare finta di non vedere che c'è anche una scelta geopolitica dietro alla politica dei prezzi bassi: tenere sotto scacco due Paesi le cui economie dipendono fortemente dalle entrate derivanti dal petrolio. Stiamo parlando di Iran e Russia, il primo tenuto a bada soprattutto per la questione nucleare (parliamo sempre di energia), il secondo per le arcinote problematiche legate all'Ucraina e alle sanzioni contro Mosca varate da Stati Uniti ed Europa. Mandare sul lastrico l'economia russa non dispiacerebbe affatto agli americani, visto e considerato che i problemi ricadrebbero dritti dritti sulle spalle di Putin. Secondo un recente sondaggio condotto da Bloomberg, che ha raccolto il parere di 32 economisti, le probabilità che l'economia russa vada in recessione sono aumentate del 75%. Putin farà di tutto per evitarlo, ma la Russia ricava circa la metà delle entrate proprio dal petrolio e dal gas. E gli affari con la Cina (con i contratti già stipulati) sono ancora lontani. Secondo una stima di Bloomberg il Pil russo crescerà, nel 2015, di appena lo 0,1%, rispetto all'ultima previsione dello 0,8%. E con un'inflazione intorno al 9,3% e le sanzioni economiche, a Mosca e dintorni c'è poco da stare allegri. Per quanto riguarda l'Iran, l'obiettivo è di metterlo all'angolo costringendolo a più miti consigli sul nucleare: sarebbe un “colpaccio” a livello geopolitico.

Circola anche l'ipotesi che dietro alla mossa saudita di tenere bassi i prezzi ci sia la volontà di stroncare sul nascere le velleità americane di raggiungere l'indipendenza economica grazie allo shail oil. Ma questo per Washington è un obiettivo strategico troppo importante, condiviso, tra l'altro, da democratici e repubblicani. Chiunque sieda alla Casa Bianca farà di tutto per continuare a trivellare le rocce ed estrarre fino all'ultima goccia di petrolio (e di gas).

Leonardo Maugeri, professore associato del Belfer Center ad Harvard, sottolinea una cosa importante a Milano Finanza: gli Usa possono continuare a produrre anche se il greggio andrà sotto i 70 dollari al barile. “La produzione ha dei break-even molto più bassi di quanto si creda”. Insomma, il prezzo potrà anche andare giù ma questo non intaccherà l'entusiasmo degli americani. Per i quali l'indipendenza economica è un obiettivo strategico (e per certi versi anche militare) prima che economico.

Commenti
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Zagovian

Lun, 01/12/2014 - 14:47

Il ns "governo",ne approfitterà subito,per aumentare le accise!!

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Otto-Volante

Lun, 01/12/2014 - 14:50

FINALMENTE!!! finalmente!!! Era ora! Finalmente un articolo SERIO, senza fronzoli FANTA-GEO-POLITICI, CHE RIASSUME IN POCHE PAROLE QUELLO CHE TUTTI SANNO DA UNA VITA: se il petrolio é basso, l'economia ci guadagna... Era il tormentone degli anni '70/80: petrolio basso = aumento dei consumi. E se in Italia il prezzo della benzina NON scende, NON DATE LA COLPA AL DEMENTE COLORATO, O ALLA CULONA, O A FANTOMATICI COMPLOTTI TRA ILLUMINATI ROSCHILD E PURE I TEMPLARI... LA COLPA É SOLO DEI POLITICI ITALIANI, ELETTI DAGLI ITALIOTI! Nel resto d'Europa, la benzina continua a scendere... E pensare che ne "ilgiornale", c'é qualcuno che se ne lamenta! Oltretutto l'articolo FINALMENTE dice la veritá su putler, gigante dai piedi di argilla: la Russia é alla fame, e senza prospettive! E lui fá la guerra a quei pezzenti degli ucraini... Vergogna! P.S. - Gli USA NON usano per principio le loro riserve a fondo, sennó sarebbero tra i primi produttori al mondo...

Ritratto di ALESSANDRO DI PROSPERO

ALESSANDRO DI P...

Lun, 01/12/2014 - 14:54

Secondo il mio pensiaero la strategia di portare il Petrolio al prezzo più basso possibile è una azione degli USA , della Germania e dell' OPEC diretta al solo fine di mettere la RUSSIA in gravi difficoltà e recessione economica. Segue inevitabilmente e automaticamente di mettere all'angolo l' IRAN per i suoi programmi nucleari. L'ultimo, ma anche importante motivo strategico di questo abbassamento dei prezzi volutamente politico sarebbe o E' quello di scoraggiare enormemente la grande evoluzione del MERCATO delle ENERGIE ALTERNATIUVE che di già si stanno volgendo a gran passi verso l'automazione in generale. Penso che sia una mossa "VIGLIACCA" che sicuramente DOPO, ce la faranno ripagare molto caramente.

marygio

Lun, 01/12/2014 - 15:02

in kazakistan eni estrae il greggio con la stessa tecnica degli "usa"....la frantumazione. quindi come al solito eni perde terreno senza motivo. il motivo anzi c'è...è che questo paese è in mano a merdosi pezzenti speculatori. ma a me massa di delinquenti non la raccontate

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ohm

Lun, 01/12/2014 - 15:08

Bene il petrolio è sceso..... a quando il calo del prezzo della benzina del 35%, e cioè: 1.8 x 35% = 1,17 €/litro!!!!!????????? la matematica non è un'opinione , la matematica osserva delle regole la matematica è uguale per tutti poveri e ricchi....oggi la benzina è ancora a 1.60 €/litro...perchè? Dove vanno a finire i 47 centesimi (= 910 Lire! quasi 1 Marco tedesco!)?

buri

Lun, 01/12/2014 - 15:13

avrà poco effetto sul prezzo della benzina, ci penserà Padoan ad aumentare le accise ed assorbire così la diminuzione del costo industriale

marygio

Lun, 01/12/2014 - 15:15

ora se tanto mi da tanto pirelli come michelin dovrebbero volare ai max storici. ma scommettiamo che pirelli non la muovono? ahhhhhhhhh

Mr Blonde

Lun, 01/12/2014 - 15:24

ohm il prezzo della benzina per 1/3 incide sul prezzo finale quindi il suo conto è errato Poi è vero che in altri paesi scende più che da noi è qui posso darle ragione

Giovy99

Lun, 01/12/2014 - 15:42

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2014/11/27/loro-di-putin

Rossana Rossi

Lun, 01/12/2014 - 15:57

Sarà il solito schifo....da noi non cambia niente ,hanno troppo bisogno di soldi.......e io pago.......

aitanhouse

Lun, 01/12/2014 - 16:00

non c'entra la fantascienza ne la fantapolitica, i paesi produttori hanno preordinato piani di sviluppo e di spesa pubblica sui proventi del petrolio anche con piani a lunghissima scadenza; la crisi in cui li ha trascinati l'intero occidente con l'abbattimento dei consumi energetici per la cessazioni di industrie ed attività legate alla energia, li ha messi in serie difficoltà e di conseguenza in concorrenza fra di loro.L'obiettivo dunque è quello di vendere di più per incassare di più e l'opec , un organismo dai risvolti delinquenziali nei confronti dei consumatori, si è frantumato sulla proposta di produrre di meno per incassare di più. Produrre di meno provoca ulteriore restrizione della richiesta e quindi maggiore difficoltà per i produttori. Qui da noi il calo dei costi sarà solo una chimera :legge di stabilità e tutte le str.... che ci propinano non possono essere stravolte da minori introiti, l'europa ci fulminerebbe......

Ritratto di HEINZVONMARKEN

HEINZVONMARKEN

Lun, 01/12/2014 - 16:09

se il petrolio cresce di un centesimo la benzina aumenta di due...ed ora dove stanno i cali della benzina?

Ernestinho

Lun, 01/12/2014 - 16:16

Mi raccomando. Non fatelo sapere ai nostri amati politici, altrimento ci farebbero pagare la differenza tutta in tasse!

michele lascaro

Lun, 01/12/2014 - 16:50

Ma è tutto chiaro, guadagnano i petrolieri e perdiamo noi!

Ernestinho

Lun, 01/12/2014 - 16:59

Mi raccomando. Non fatelo sapere ai nostri amati politici, altrimenti ci farebbero pagare la differenza tutta in tasse!

cgf

Lun, 01/12/2014 - 17:01

Intanto la Russia compra oro, Secondo i dati ufficiali del World Gold Council, nel terzo trimestre 2014, più della metà dell’oro aggiunto alle riserve delle banche centrali di tutto il mondo è stato acquistato da Mosca. In tutto 55 tonnellate che sommate a quelle acquistate da Kazakhistan (28 tonnellate), Azerbaijan (7) e Tagikistan (1), tre dei 10 paesi che compongono la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), fanno oltre il 90% dell’intero ammontare di oro acquistato in tutto il mondo.

mila

Lun, 01/12/2014 - 17:43

@cgf -Pare che anche la Cina compri oro.

eloi

Lun, 01/12/2014 - 17:51

A lamentarsi sono prprio i tedeschi I mi9nori incassi per Riad si tradocono in meno mercedes verso quel paese.

cgf

Lun, 01/12/2014 - 19:04

@mila se solo 'loro' hanno comprato oltre il 90% di quello disponibile, altri... cmq è andata MOLTO bene a tutta l'economia continentale che ieri hanno vinto i NO nel referendum in sFiZera altrimenti il prezzo dell'oro sarebbe schizzato in alto e vi sarebbe stata un over offerta di USD/EUR. Overofferta che sia Rusia che Cina potrebbero provocare in qualunque momento ma che per il momento non fanno perché sono alti gli interessi, ma il giorno che 'quei' interessi non converranno più... byebye buck

Gianca59

Lun, 01/12/2014 - 22:30

Ci guadagnano I furbi che hanno aumentato I prezzi a causa dell' aumento del petrolio, adesso non li calano, e siccome il prezzo ha un suo ciclo, quando ricomincerà a crescere aumenteranno nuovamente I prezzi causa aumento del petrolio. E noi poveri coglioni paghiamo.

tuttoilmondo

Lun, 01/12/2014 - 22:43

dopo la scesa c'e' sempre una salita, e piu' lunga e' la scesa piu' lunga e' la salita, l'america abbozza sul piano militare e tenta una sortita sul piano economico, ma a lungo andare... i nodi vengono al pettine, gli usa si devono rassegnare a non essere piu' il gigante economico in mezzo ai nani, grandi economie marciano velocemente e inarrestabilmente

WalterDV

Lun, 01/12/2014 - 22:59

Il prezzo del petrolio, in euro, e' sceso al livello del febbraio 2010. Per la cronaca il prezzo medio alla pompa della benzina era di 1,324 e quello del gasolio era di 1,145 !! Fatevi voi i conti !!!

unz

Mer, 03/12/2014 - 08:40

la manovra è antirussa. sarebbe interessante sapere quanto costa estrarre shale gas e shale oil per capire se gli usa stanno producendo in perdita. non che cambi qualcosa, la fed poi stampa e ristampa e ristampa.

Ritratto di Otto-Volante

Otto-Volante

Gio, 04/12/2014 - 09:13

Gli USA NON C'ENTRANO UNA MAZZA!

Ritratto di Otto-Volante

Otto-Volante

Gio, 04/12/2014 - 09:23

Gli USA non c'entrano una mazza... Questa é una mossa degli arabi per contrastare gli USA!!! Lo shale oil costa attorno ai 62$ per la sola "estrazione" e gli USA hanno la maggior parte dei brevetti (tutti privati...) sulle tecniche migliori di raffinazione: questo TERRORIZZA I SAUDITI, CHE VOGLIONO IL PREZZO BASSO AL FINE DI TAGLIARE FUORI I PRODUTTORI DI SHALE OIL, CHE HANNO UN COSTO PRODUTTIVO MOLTO PIÚ ALTO DI LORO... Pregasi usare il cervello, prima di dare la colpa agli USA, ed al demente colorato... Gli USA in questo caso, sono il bersaglio! P.S. - Giá durante la IIWW i tedeschi (sempre a corto di carburante...) producevano con questo processo, che in realtá é molto "antico". Ma solo grazie alle industrie private USA, si é trovato un modo "economico" per sfruttare tale processo.