Il piano di Alitalia resta appeso al braccio di ferro con gli alleati

La compagnia vuole pesare di più in nord America

Il tema delle alleanze è cruciale nel piano industriale di Alitalia. Ma non è una partita facile. L'obbiettivo è di ottenere una quota maggiore nell'alleanza «Atlantica» (con Air France, Klm e Delta) per effettuare più voli di lungo raggio, quelli redditizi. Le richieste ai partner sono di volare a Los Angeles e a Toronto tutto l'anno, di avere più frequenze verso Mexico City e di aprire la rotta per San Francisco. Agli alleati decidere. Se saranno accettate, i ricavi di Alitalia derivanti dalla jv potrebbero triplicare. Ma anche nell'ipotesi più conservativa nel 2017 la capacità offerta sul lungo raggio aumenterà almeno dell'8%, grazie al Boeing 777 operativo da gennaio, e agli altri due wide body attesi nei prossimi mesi.

Le trattative con gli alleati atlantici corrono in parallelo alle discussioni aperte con Air France-Klm con la quale da 15 anni è in corso una joint venture europea (con divisione a metà degli utili) già disdettata e che avrà termine il 13 gennaio. Smontarla significa rinegoziare gli accordi; resterebbero in essere quelli commerciali e di code sharing, mentre il punto più delicato sono gli slot di Linate utilizzati dalle due compagnie, ma in buona parte di titolarità Alitalia. Servono ad alimentare gli hub di Parigi e Amsterdam, e perderli per gli (ex) alleati sarebbe un grave danno. Così sono diventati merce di scambio per ottenere più peso nell'alleanza Atlantica, così da far aumentare il peso di Alitalia (oggi al 15%) nell'offerta di rotte verso Usa, Canada e Messico. Le trattative sono in corso da tempo e la notizia di ieri è che l'attuale utilizzo degli slot a Linate resterà inalterato per i prossimi 2 mesi, al fine di meglio negoziare sull'altro tavolo.

L'alleanza Atlantica, avviata nel 2010, ha una logica di cartello, nel senso che l'offerta comune delle quattro compagnie è tenuta in linea con la domanda, per mantenere sotto controllo tariffe e margini. Il meccanismo è semplice: ciascuno contribuisce pro quota, e gli utili sono distribuiti secondo le percentuali di ciascuno. Tutti i voli Alitalia per il Nord America al momento dell'ingresso nell'alleanza avevano risultato operativo negativo (per la pressione della concorrenza sui prezzi), ed essere ammessi pesando in maniera esattamente uguale alla capacità messa a disposizione comportò un beneficio netto nell'ordine dei 40-50 milioni all'anno. Oggi Alitalia, grazie anche ai nuovi aerei, punta a pesare di più per ottenere maggiori benefici economici.

Ancora nulla di fatto, invece, sul fronte sindacale: l'incontro di ieri ha confermato lo stallo su contratto, blocco degli scatti di anzianità (che Alitalia vorrebbe applicare a 3.800 addetti), esuberi e piano. Oggi altro round.

Commenti

jenab

Gio, 29/12/2016 - 11:14

prima si chiude meglio è!! basta accanimento terapeutico

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giovinap

Gio, 29/12/2016 - 11:42

fatela fallireeeeeeeeeeeeeeeeeeeee , e che non se ne parli pù !

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cicciomessere

Gio, 29/12/2016 - 12:03

Questo immondo carrozzone , pieno di personale inutile , e in perdita costante , doveva essere ventuto ai Francesi a suo tempo . Un grande statista si oppose per mantenere l'italianita' , e l'affido' ad una cordata di "capitani coraggiosi", con lauto intervento di 300ml di euro, a perdere,da parte ,dello stato. Questi sono i risultati . Complimenti al "grande statista".

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stenos

Gio, 29/12/2016 - 12:36

E' fallita Swissair puo' fallire questo bidone gia' fallito da 30 anni.

cgf

Gio, 29/12/2016 - 13:30

Chi rischia di fallire è HOP (di airfrance) che si ritroverà con meno slot per l'Italia e sopratutto senza onward flights di Ethiad che da CDG transiteranno da FCO. Vedremo... io ho ancora poco meno di 800mila miglia rimate quest'anno e vorrei consumarle tutte entro la scadenza 2017