Porte chiuse e riti logori

Il Forum Ambrosetti di Cernobbio è come una macchina del tempo: chi passa da Villa d'Este nel primo week end di settembre fa un tuffo nel Novecento

Il Forum Ambrosetti di Cernobbio è come una macchina del tempo: chi passa da Villa d'Este nel primo week end di settembre fa un tuffo nel Novecento. Non perché siano vecchi il format o i suoi interpreti, anzi: l'idea di convocare sotto lo stesso tetto la crème della classe dirigente mondiale non invecchia mai e dovrebbe fornire, attraverso invitati sempre nuovi, gli spunti di riflessione economica e politica più alti e attuali che mai. Quello che invece sa di stantio, al punto da mettere anche un po' di malinconia, è il tipo di rapporto tra le porte chiuse e il pubblico, rappresentato dalla stampa. Un contorno superato ormai da lustri.

Negli ultimi decenni del secolo scorso sulla terrazza del lago si alternavano i leader di un capitalismo che si preparava ad anni ruggenti, al balzo di Piazza Affari, fino all'ingresso dell'Italia nell'euro: da Giovanni Agnelli in giù. Ed era utile, per la stampa, poterli intervistare nei momenti di pausa: c'era sempre qualcosa da capire o da spiegare sui massimi sistemi. C'erano cordate di potere rivali che si incrociavano e magari, attraverso un segnale o una frase sibillina, aprivano gli scenari dei successivi mesi. Ma oggi, quello stesso atteggiamento da potere forte che si concede al pubblico fingendo ritrosia, non ha più alcun senso. Eppure prosegue inalterato. Banchieri che guidano aziende grandi un quinto di quello che erano 10 anni fa; manager riciclati che dopo vari fallimenti sono ancora in sella; ceo di gruppi finanziari da cui un tempo dipendeva l'equilibrio del sistema e che invece oggi si devono accontentare di staccare il dividendo atteso: che agenda ci possono mai dettare costoro? Dell'epoca delle grandi fusioni bancarie o delle enormi «creazioni di valore» (rivelatesi poi caduche) rimangono soltanto i superstipendi, sempre più palesemente ingiustificati.

La parte buona del Forum, quella che si vive dietro le porte chiuse, rimane invece riservata e distaccata. Come se là dentro si dicessero cose che noi umani non potremmo immaginare. E nemmeno capire. In verità si capisce che una classe dirigente europea con ben pochi meriti da vantare e tanta autocritica mai fatta, continua a celebrare i suoi riti senza riuscire a trovare il coraggio di mettersi realmente in discussione.