Poste, seconda tranche a settembre

A giugno utile a 565 milioni. Caio: «Resta la politica dei dividendi»

Paolo Stefanato

La semestrale del gruppo Poste Italiane, presentata ieri con risultati brillanti, è in realtà la fotografia con la quale il gruppo si ripresenta al mercato: in autunno, come è stato annunciato ufficialmente ieri - ma è ragionevole pensare già in settembre - sarà infatti collocata sul mercato la seconda tranche di azioni, a 10 mesi dalla prima. In questa fase, ottenute già le autorizzazioni governative, si sta predisponendo il prospetto informativo per poi avere il via libera dalla Consob; ricordiamo che l'unico vincolo posto dal governo è che il Tesoro non scenda sotto il 35%, direttamente o tramite la Cassa depositi e prestiti.

Nell'ottobre dello scorso anno fu collocato il 35%, con un incasso di 3,35 miliardi (6,75 euro ad azione); ora dovrebbe essere offerto un ulteriore 30 per cento. L'azione, che ieri ha segnato 5,98 euro in Borsa (meno 1,56%), al momento ha fruttato agli azionisti 35 centesimi di dividendo e, in più, ai soci più fedeli saranno assegnate azioni gratuite in ragione di 5 ogni 100 possedute. Ieri l'ad del gruppo, Francesco Caio, ha dichiarato che «la politica dei dividendi non cambierà».

Quanto ai conti del semestre, sono apparsi brillanti. I ricavi complessivi si sono portati a 17,682 miliardi (più 10% rispetto al primo semestre del 2015). Trainati, ancora una volta, dal settore assicurativo e del risparmio gestito, che da solo ne vale 12,9 (più 14,5%). I servizi finanziari pesano per 2,8 miliardi (più 6,2%), ultimi i servizi postali, a quota 1,9 miliardi, in calo del 2,5%, travolti dalle tecnologie e dai diversi sistemi di comunicazione: e dire che era cominciato tutto con le lettere e i francobolli.

Il gruppo ha registrato un utile netto di 565 milioni, in aumento rispetto ai 435 milioni dello stesso periodo del precedente esercizio (+29,9%); ancora più elevata (32,1%) la crescita del risultato operativo, a 843 milioni. In giugno, nell'ambito dell'acquisizione della Visa Europe Ltd da parte della Visa Incorporated, Poste ha ceduta la propria quota, ottenendo un provento non ricorrente di 121 milioni. Al netto di tale operazione l'utile di Poste sarebbe stato di 451 milioni (+4%). La nota ricorda che la partecipazione- la cui entità non è stata rivelata - era stata assegnata alle Poste alla costituzione di Visa Europe, «e all'epoca fu iscritta al suo valore nominale di 10 euro». La rilevante plusvalenza ha spinto Caio a sottolineare che la crescita di ricavi e margini «registra una decisa crescita anche al netto dell'effetto della cessione della quota Visa Europe».

Commenti

unosolo

Gio, 04/08/2016 - 16:15

il governo fa cassa e vende azioni e poi ? sai quanti licenziamenti tra uno o due anni.