Prove di alleanza tra Eni e Lukoil

Allo studio una joint venture nel Golfo del Messico. I bond in dollari vanno a ruba

Eni risente in Borsa della scenario di guerra in Libia, che rappresenta il 21% della produzione del gruppo di greggio: il titolo ha infatti chiuso la seduta in leggero calo dello 0,9% a 15,8 euro nonostante il successo registrato dall'emissione obbligazionaria in dollari lanciata martedì scorso sul mercato e le notizie di rafforzamento dell'alleanza con Lukoil nelle esplorazioni in Messico. Leonid Fedun, vicepresidente del secondo produttore petrolifero russo, in un'intervista all'agenzia locale Tass ha infatti annunciato lo studio di joint venture con Eni per operare nel Blocco 28, situato nelle acque medio-profonde del bacino della Cuenca Salina nel Golfo del Messico. Qui, a fine marzo, le due società si sono aggiudicate licenze di esportazione e produzione con un consorzio controllato dal Cane a sei zampe al 75 per cento.

«Riteniamo che una partnership in Messico con Lukoil sia potenzialmente positiva per Eni soprattutto se dovesse estendersi a includere anche le scoperte di Amoca» (il campo nella baia di Campeche in Messico dove, qualche mese fa, il gruppo aveva effettuato fruttuose perforazioni), sostiene Mediobanca che per il Cane a sei zampe vede un obiettivo di prezzo pari a 21 euro. In questo modo infatti, a giudizio del broker, il gruppo petrolifero italiano ottimizzerebbe la sua presenza nell'area riducendo la necessità di finanziamenti. Fonti vicine a San Donato rilevano tuttavia come simili dichiarazioni provenienti da Mosca possano essere ritenute premature. Nel bacino della Cuenca Salina, il gruppo guidato da Claudio Descalzi detiene già i diritti al 100% sull'Area 1, in cui sono stati scoperti circa 2 miliardi di barili di idrocarburi e opera con licenze di esplorazione e produzione, nel Blocco 7 (dove detiene una partecipazione al 45%), Blocco 10 (Eni è al 100%), Blocco 14 (controlla al 60%), Blocco 24 (detiene il 65%). Eni è presente in Messico dal 2006 e ha creato la sua controllata al 100% Eni Mexico nel 2015.

Sempre ieri il colosso petrolifero italiano è rientrato sul mercato americano prezzando un'emissione obbligazionaria a tasso fisso in due tranche con durata 5 e 10 anni per un valore nominale complessivo di 2 miliardi di dollari. Il prestito obbligazionario della durata di quinquennale da un miliardo di dollari, paga una cedola annua del 4%, mentre il bond decennale, pari sempre a un miliardo di dollari, riconosce ai sottoscrittori una cedola annua del 4,75 per cento. La domanda per i bond in dollari firmati da Eni è stata pari a cinque volte l'offerta. Una situazione che ha permesso al gruppo di ridurre significativamente il prezzo finale di collocamento delle obbligazioni. In particolare, secondo Fidentiis, il prezzo finale è stato di +135 punti base per il bond quinquennale (invece dei 175) e di +195 punti (dai 225 di avvio) per quello ne decennale dai 225 di avvio.

I proventi i saranno utilizzati per i fabbisogni ordinari del gruppo nella prosecuzione dell'attività di ribilanciamento della composizione valutaria del portafoglio.