Recchi: «Proroghe sull'Argentina? Non mi risulta siano in previsione»

Banche italiane in controtendenza nei primi tre mesi dell'anno. Almeno, nel caso di Unicredit e Intesa Sanpaolo, i due gruppi presi in esame per lo studio sui maggiori istituti internazionali messo a punto dal Rapporto R&S Mediobanca. Mentre, infatti, i principali gruppi bancari hanno registrato un rallentamento dei ricavi (-3,7% in Europa e negli Usa) e degli utili (-5,4 e -5,5% rispettivamente nel Vecchio e nel Nuovo continente), i due istituti tricolori hanno visto ricavi stabili (+0,2%), utili in accelerazione (+62%) e perdite sui crediti in deciso calo (-18%). Non solo. Tra i punti di forza delle banche italiane emersi dal raffronto tra queste ultime e il contesto internazionale ci sono: la bassa leva, l'elevato capitale regolamentare, la poca speculazione, l'elevata copertura dei crediti dubbi, la buona efficienza e infine la bassa incidenza degli attivi immateriali.
La strada per l'eccellenza è tuttavia ancora lunga. Tra i talloni d'Achille evidenziati nel 2013 ci sono: una redditività negativa (il Roe, ovvero il ritorno sul capitale, al -16,9% rispetto al +1,6% della media europea); le svalutazioni dei crediti sui ricavi (al 52,2% contro una media del 18,3%); i modesti ricavi per dipendente (156mila euro rispetto ad una media europea 286mila); l'elevata incidenza dei crediti dubbi (al 79% sui mezzi propri rispetto al 37% medio) e un portafoglio di titoli di stato Giips (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna). Questi ultimi, in aumento a 152,2 miliardi di euro dai 98,4 miliardi del 2011, una cifra che equivale al 10,3% dell'attivo (rispetto ad una media europea pari all'1,4%), a 1,8 volte i mezzi propri e all'incirca alla metà dell'intera esposizione ai Paesi «Giips» in mano alle banche europee esaminate dal report (pari a 302 miliardi). C'è di più. Lo studio sottolinea come siano stati proprio i due istituti di credito italiani ad aumentare consistentemente l'esposizione ai «Giips» negli ultimi dodici mesi (per 19 miliardi complessivi interamente destinati ai titoli di stato domestici), in controtendenza con la quasi totalità degli altri istituti europei esaminati.
Complessivamente, comunque, i due gruppi italiani, sulla base di 13 indicatori di bilancio considerati dal report, si posizionano a metà della classifica europea: seguono i gruppi olandesi, spagnoli e francesi, e precedono, nell'ordine, gli istituti britannici, svizzeri e tedeschi. Più in dettaglio poi, sui 28 maggiori istituti mondiali considerati dalla ricerca, Unicredit conquista il 17° posto per attivi (con 846 miliardi), Intesa Sanpaolo il 21° (con 626 miliardi). Il podio invece è di Jp Morgan Chase (con un totale attivi pari a 2.560 miliardi di euro), Bank of America (2.157 miliardi), e dell'inglese Hsbc (2.145 miliardi).
Più in generale, infine, la fotografia effettuata dal Rapporto R&S Mediobanca sull'universo bancario, evidenzia alcuni trend comuni ai quattro angoli del globo. Tra questi spiccano la riduzione delle attività aggregate bancarie rispetto al Pil dei rispettivi Paesi di riferimento e il forte ridimensionamento dei derivati sia in Europa (-31,5%, pari a 1.750 miliardi in meno) che negli Usa (-30%). Lo sboom dei derivati (addirittura in Italia la finanza derivata pesa solo per il 6,2% sul Pil rispetto al 141,2% svizzero) può forse essere interpretato come uno dei primi frutti della crisi costata finora sulla base degli oneri straordinari, alle maggiori banche europee 137 miliardi di euro (di cui 98 da svalutazioni) e, ai maggiori gruppi Usa, 63 miliardi di dollari (di cui 52 relativi a contenziosi).