Regalo a sorpresa nel Jobs Act il governo finanzia i sindacati

A parole Renzi attacca le confederazioni e le mette all'angolo. In realtà le aiuta con misure pensate ad hoc: potranno essere retribuite come agenzie di collocamento per disoccupati

Il Renzi style con i sindacati ormai è ben definito e segue un disegno preciso. All'inizio sembra che li attacchi, assecondando le antipatie che ormai suscitano anche a sinistra. Poi, alla prova dei fatti, gli concede potere e risorse. Più di quanto abbiano fatto altri premier considerati più filo sindacati di lui. È successo con i patronati e ora potrebbe ripetersi con il collocamento.

Il prossimo giro di decreti attuativi del Jobs Act comprenderà infatti la riforma dei servizi per l'impiego. In termini generali la delega prevede la creazione di una Agenzia nazionale per l'occupazione partecipata da Stato, Regioni e Comuni. Un organismo centralizzato che si dovrà occupare di coordinare politiche attive per il lavoro. In altre parole, della formazione e del collocamento di chi ha perso il lavoro.

I sindacati, secondo la delega, dovrebbero essere coinvolti nella definizione delle linee guida dell'Agenzia. Ma nei decreti attuativi ci potrebbe essere di più. Le organizzazioni sindacali, in particolare quelle più grandi e strutturate su tutto il territorio nazionale, potrebbero essere accreditate come soggetti attivi che si occupano direttamente di ricollocare chi è rimasto senza lavoro. A pagamento.

Chi ricolloca un disoccupato incasserebbe un voucher che va da 950 (per i lavoratori qualificati, appetibili dal mercato) ai 2.500 per i casi più difficili (senza una specializzazione).

L'indiscrezione è stata sostanzialmente confermata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. «Non sarebbe un obbligo, ma una possibilità: chiunque voglia cimentarsi, lo potrà fare, se si mette nelle condizioni di poter essere controllabile e verificabile», ha spiegato. Tradotto: i sindacati dovranno diventare un po' più trasparenti e in cambio potranno creare agenzie interinali che prestano un servizio per il quale saranno pagati dallo Stato. «Non è una novità: il sindacato nasce come collocatore in funzione del controllo del mercato del lavoro», ha commentato via Twitter il giuslavorista Michele Tiraboschi.

Il premier va oltre il sindacato dei servizi che diversi governi, compresi quelli di centrodestra, hanno cercato di favorire. Renzi vuole dargli il controllo di un importante canale di ingresso nel mercato del lavoro. Un potere discrezionale che, anche in presenza di tutte le garanzie, potrebbe penalizzare chi non è iscritto al sindacato, né ha intenzione di farlo.

Vero che ci sarebbero altre agenzie di servizio all'impiego accreditate a fare concorrenza alle confederazioni sindacali. Ma Palazzo Chigi sta pensando a introdurre dei criteri per l'accreditamento che sembrano ritagliati su misura di Cgil, Cisl e Uil. Tra questi - scriveva ieri Repubblica - una struttura a rete su tutto il territorio e stretti rapporti con le realtà produttive. Difficile che altri soggetti privati possano reggere la concorrenza delle tre confederazioni, in particolare la Cgil.

Cisl e Uil sono sempre state a favore del sindacato dei servizi. La Cgil no, ma questa volta potrebbe cambiare idea. Ieri, a Radio3 , il coordinatore politiche per lo sviluppo di Corso d'Italia Riccardo Sanna ha detto di essere «perplesso», perché «le politiche attive sono trattate in fondo al Jobs Act e non c'è alcuna idea di flexsecurity ». Ma ha anche precisato che «non ci siamo mai tirati indietro» sui servizi «e lo dimostrano i nostri patronati. L'unica cosa che ci teniamo a sottolineare è che il lavoro non è una merce». Commento cauto che lascia la strada aperta alla trasformazione delle confederazioni in mega collocatori privati, a patto che non perdano il ruolo di sindacati.

Insomma, con il Jobs act potrebbe ripetersi quello che è già successo con i patronati. La legge di Stabilità doveva sforbiciare drasticamente i finanziamenti, ma nella versione definitiva il taglio si è ridotto a poca cosa e le altre norme introdotte dalla stessa «finanziaria» hanno di fatto favorito i grandi sindacati. Alla fine erano tutti d'accordo, Cgil compresa.

Commenti

unosolo

Mar, 03/03/2015 - 16:38

ma quale sorpresa , era nell'aria un accordo del genere , per questo che i sindacati si sono astenuti nel muovere i soliti pensionati come sempre , oggi è chiaro che si sono venduti le pensioni per entrare in quel di governo agenzia di collocamento.Ci sono miliardi che entreranno nelle loro casse in quanto chi vuole la possibilità di avere una collocazione dovrà automaticamente iscriversi al sindacato , le pensioni sono scese , stipendi fermi ( quelli del PIL) mentre loro aumentano le entrate e non pagano nulla e neanche mettono on line i loro bilanci , sono sindacati miliardari e non pagano ma si vendono i pensionati. oggi esiste un solo sindacato quello della FIOM , unico ancora che vede il problema dei metalmeccanici e non solo.

Ritratto di LANZI MAURIZIO BENITO

LANZI MAURIZIO ...

Mar, 03/03/2015 - 16:43

I sindacati sono stati, sono e saranno sempre la rovina dell'Italia