La ricetta di Intesa per le pmi. Più consulenza e innovazione

Dalla Banca dei Territori un plafond di 5 miliardi per l'economia circolare. Barrese: «Soluzioni globali»

Intesa Sanpaolo scommette sulle pmi, quelle piccole e medie imprese che costituiscono la forza dell'economia italiana a cui si deve il 50% del nostro export manifatturiero e l'exploit dell'avanzo commerciale manifatturiero (dai 31,5 miliardi del 2010 ai 98 previsti nel 2020). Il gruppo guidato da Carlo Messina, che già oggi conta su un milione di clienti di Banca dei Territori di cui 200mila aziende strutturate sostenute da una rete di 200 filiali dedicate e da oltre 2mila dipendenti, si propone come partner a tutto tondo per le pmi con un'offerta che spazia a servizi di finanza straordinaria, di sostegno all'internazionalizzazione, di digitalizzazione, di innovazione e di affiancamento alle startup (sono 2500 quelle iscritte ai programmi del Ministero dello Sviluppo).

«Oggi è importante fare un passo avanti e proporre soluzioni che vadano oltre al credito, guardando al futuro del made in Italy e al suo sviluppo nel mondo», ha commentato Stefano Barrese, responsabile della Banca dei Territori, nel corso di una presentazione che si è volta ieri a Milano.

Le direttrici per il futuro delle pmi ruotano intorno a quattro punti cardinali: internazionalizzazione (è stato stanziato un plafond di 100 milioni per finanziamenti a lungo termine e, dal 2019, ci saranno strutture dedicate negli hub internazionali del gruppo partendo da New York, Londra e Shangai); capitalizzazione (la struttura dedicata alla finanza strutturata e alla consulenza per le pmi in poco più di un anno ha erogato 1,6 miliardi in oltre cento operazioni); innovazione (nell'ambito dell'Industria 4.0 sono stati erogati oltre 1,3 miliardi erogati) e sviluppo.

In quest'ottica Carlo Robiglio, presidente di Piccola Industria Confindustria, ha poi definito «strategica» la partnership con la banca che, proprio quest'anno, festeggia il decennale, evidenziando a sua volta tra gli elementi di crescita delle pmi gli investimenti sulla formazione, l'economia circolare, il welfare, le filiere e la difesa del territorio, fattori per cui l'istituto finanziario milanese ha programmi dedicati come «Filiere» che apre l'accesso al credito ai fornitori e ha all'attivo 630 contratti sottoscritti con aziende capofiliera per un potenziale giro d'affari di 70 miliardi o come il sostengo alla circular economy (economia pensata per auto rigenerarsi), per cui è stato stanziato un plafond di 5 miliardi destinato alle iniziative di trasformazione più innovative.

La sfida, in un momento di incertezza come quello attuale caratterizzato da politiche protezionistiche e dal rallentamento economico (il Pil mondiale è atteso nel 2019 in crescita del 3,4% dal 3,7% del 2018, quello europeo al +1,4% dal +1,7%), non è delle più semplici. E in merito Barrese indica la parola d'ordine dell'immediato futuro: «resilienza». Per quanto poi riguarda il nodo delle sofferenze, con la richiesta della Bce in merito alla gestione dei non performing loans, Barrese ha sostenuto di non vedere impatti sui target già annunciati nel piano al 2021, e ha commentato: «La lettera della Bce è arrivata, ma non cambia l'approccio che avremo nell'erogazione del credito».