Riportare Alitalia a fare profitti La sfida di Gubitosi e la lezione al vertice della Rai

La sfida di Gubitosi e la lezione al vertice della Rai

Mi piacerebbe tanto chiedere a Luigi Gubitosi chi glielo abbia fatto fare andarsi a prendere, come presidente operativo «in fieri», la patata bollente di Alitalia dopo avere già ingoiato il rospo della Rai. È vero che a lui piacciono le missioni impossibili e non è un caso che si sia fatto le ossa alla Fiat come vice del mitico direttore finanziario Paolo Mattioli durante la gestione Romiti - ma, di questi tempi, chiunque metta piedi nella cabina di pilotaggio della compagnia aerea rischia di restare davvero con la «cloche» in mano. Eppure il manager napoletano, pur facendo i dovuti scongiuri, è convinto di poter fare ancora bella figura e riportare in rotta la società dopo i tre anni necessari per il risanamento.

Un'impresa molto difficile perché non basterà cambiare qualche top manager per rimettere in rotta una compagnia che fa acqua da tutte le parti. La perdita si aggira sul milione al giorno, il progressivo disinteresse del socio arabo Etihad è evidente, i servizi risultano sempre più insufficienti nei collegamenti e nella tempistica, la caduta di visibilità nei confronti delle altre compagnie è progressiva così come il costo eccessivo per la collettività a causa delle perdite crescenti di pertinenza pubblica. Eppure Gubitosi ci prova, ripartendo da dove è fallito Luca di Montezemolo, un altro uomo Fiat, forte di alcuni suoi precedenti che parlano chiaro: quando sbarcò in Wind riuscì a totalizzare 32 trimestri consecutivi con bilanci in crescita partendo da un rosso iniziale. L'ex dg della Rai dovrà ora ricorrere a una cura da cavallo: 2mila esuberi, tagli del 30% in busta-paga per i piloti, risparmi per un miliardo fino al 2019. Dovrà usare il pugno di ferro anche se non appare affatto il prototipo del manager-dittatore.

Per il momento, l'unica cosa certa è che, in viale Mazzini, diversi funzionari lo rimpiangono. Si ricordano ancora certe sue abitudini come le convocazioni antelucane: all'inizio dell'era-Gubitosi, molti dirigenti e giornalisti, equivocando, si erano presentati alla porta del suo ufficio alle sette di sera, esattamente dodici ore dopo l'appuntamento che era stato fissato dal direttore generale quasi all'alba. In Rai, regno dei pettegolezzi, dicono ancora che preferisse le «slide» alle gambe delle ballerine: si animava solo davanti alle proiezioni di un bilancio e l'unica tentazione in cui cadeva era l'offerta di un pezzo di cioccolata. Al settimo piano del cavallo morente riferiscono anche che Gubitosi abbia sempre cercato il dialogo con i suoi collaboratori: non ha mai amato gli «yes-man» e difficilmente la calma. Non sarà un duro, ma un uomo onnipresente sì: famosi i suoi «blitz» improvvisi nell'ufficio di uno piuttosto che di un altro, il modo migliore per tenere tutti i collaboratori sotto pressione. Se oggi ci chiediamo se Gubitosi riuscirà a voltare ancora pagina anche in Alitalia, nessuno saprà rispondere con certezza, ma una cosa è sicura: in Alitalia sono finiti anche i tempi supplementari.

Video che ti potrebbero interessare di Economia

Commenti

Franco40

Sab, 18/03/2017 - 16:14

Giusto anche i tempi supplementari sono finiti. Dagli anni '70 l'Alitalia ha smesso di respirare. Oggi occorre prenderne atto definitivamente, è morta et non può vivere. L'unica alternativa oggi è quella di trasformarla in una Low Cost e basta. Tutti a casa, lo meritano tutti.Lo Stato deve soltanto evitare che i dipendenti si muoiano di fame.