La riscoperta dei minibond per lo sviluppo delle pmi

Esentato (Classis Capital): «Il credito non basta, e le aziende devono programmare di più»

«Non si cresce solo per aumenti di capitale o bussando alla porta delle banche. Un sistema di finanza alternativa sono i minibond. Ma per sfruttare questa opportunità prima le aziende devono emanciparsi e strutturarsi, avere un piano di investimenti a lungo termine, il controllo di gestione, un governo societario e mostrare trasparenza nei dati». È questa la rotta da seguire per le pmi secondo Maurizio Esentato, ceo e socio fondatore di Classis Capital, boutique indipendente nella consulenza in materia di investimenti rivolta a soggetti istituzionali, family office e privati e che agisce come advisor in operazioni di finanza straordinaria alle pmi.

Nel 1999 Esentato ha fondato a Londra la ricerca obbligazionaria di Banca Commerciale Italiana, responsabile successivamente a livello europeo della ricerca obbligazionaria e dei settori Energy e Tlc, Media e Tecnologie per il gruppo Crédit Agricole. Poi ha deciso di portare le sue competenze a bordo di Classis (il termine latino che indica la flotta) insieme a Edward I. Altman, professore emerito di finanza alla New York Stern University. «La finanza alternativa spiega Esentato - diventa necessaria per le imprese perché l'evoluzione del sistema bancario ha portato a una rarefazione del credito. Il grosso problema è che manca un pezzo della catena di trasmissione. Il credito alle imprese non arriva». Le ragioni sono diverse. «Intanto c'è un problema di concentrazione del rischio: una banca non può più permettersi di dare dieci milioni a una singola azienda. Ma va considerata anche l'incapacità e l'incompetenza da parte di alcune pmi di rappresentare lo stato di salute dell'azienda e i piani futuri. Il commercialista che le assiste spesso non è un direttore finanziario, non ha un linguaggio e le competenze necessarie. I bilanci vanno certificati, in modo da avere un posizionamento e un potere contrattuale diversi, servono business plan a tre-cinque anni che molti non hanno. Sono cambiate le regole ma non le abitudini». Ecco perché il minibond è uno strumento ideale per la crescita delle pmi che storicamente si sono affidate al canale bancario che ora non basta più. Ma la finanza alternativa non è miracolosa, bisogna arrivarci preparati. E con il supporto di consulenti esperti, che sappiano dialogare con un crescente numero di investitori eterogenei.

Il ceo di Classis Capital cita l'esempio del Parmigiano Reggiano. Nel maggio del 2012 nel triangolo fra Modena, Bologna e Ferrara la terra tremò davvero. In pochi, lunghissimi secondi il terremoto fece crollare chiese, campanili, case, capannoni, e franarono al suolo anche le scalere di 19 magazzini di stagionatura. Un disastro. «Cosa fecero le banche del territorio? Chiesero subito il rientro dei fidi. E come si sono salvate le aziende? Emettendo a inizio 2016 dei mini bond aziendali che hanno consentito la continuità aziendale».

Insieme con Altman, Esentato ha sviluppato in Italia nel 2016 il Pmi Z score (esteso poi a 19 Paesi europei) un indicatore per valutare il rischio di default delle aziende poi adottato da Borsa Italiana come un servizio di scoring indipendente da offrire ai membri della community di ExtraMot Pro Link, la sezione riservata del sito di Borsa dedicato ai bond quotati all'ExtraMot Pro. «Si tratta di un indice di probabilità di fallimento di una società. Perché occorre un modello univoco per capire il rischio di un'impresa. Così lo stesso imprenditore può rendersi conto dei suoi punti di forza e di debolezza. Gettando le fondamenta per la crescita».