Rivoluzione Rcs, socio forte in arrivo

Rcs si prepara a cambiare pelle e a uscire, forse in maniera definitiva, dall'orbita dei «salotti buoni» della finanza italiana. È questo, in estrema sintesi, il principale risultato del patto di sindacato che si è riunito ieri.
Dopo la presentazione ufficiale del piano industriale dell'ad Pietro Scott Jovane, i grandi soci (era però assente, per Mittel, Giovanni Bazoli, a cauda di impegni personali, mentre Intesa Sanpaolo era rappresentata dal ceo Enrico Cucchiani) hanno sostanzialmente dato un'adesione di massima all'aumento da 400 milioni da realizzare entro giugno-luglio per garantire la «continuità aziendale»). Ad esempio Marco Tronchetti Provera, pur uscendo in anticipo, ha confermato che sarà della partita come lo saranno anche Fiat, Fonsai e Intesa Sanpaolo. Le Generali di Mario Greco, invece, stanno ancora riflettendo. L'accordo tra le banche per la formazione di un consorzio di garanzia è in fieri. Intesa (azionista col 4,93% ed esposta per 300 milioni) e Mediobanca (13,7% e 50 milioni di finanziamenti) hanno dato una disponibilità di massima a intervenire - in base all'esposizione - sull'inoptato che, comunque, dovrebbe essere limitato e aggirarsi attorno al 20%.
Sono stati inoltrati gli inviti alle altre banche creditrici: Bnl, Ubi, Bpm e in primo luogo Unicredit. In gioco anche l'advisor Credit Suisse (ieri alla riunione ha partecipato anche il numero uno Federico Imbert).
Superato questo scoglio, si passerà alla fase 2. I grandi soci hanno convenuti che Rcs come è stata fino a oggi «non funziona». Dovrà cambiare lo status quo: con troppi azionisti, poco flottante e uno stallo decisionale non si va a lungo avanti, è il senso del ragionamento. «Ci vuole un editore o, comunque, un soggetto unico». Al termine dell'aumento, che comunque ridisegnerà i pesi nella società aumentando quello degli istituti di credito, chi vorrà farsi avanti «senza polemiche» sarà il benvenuto. Insomma, se Diego Della Valle (ora all'8,8%) saprà ricucire le sue relazioni e avrà intenzione di investire, potrà avanzare delle pretese. L'accordo parasociale scade l'anno prossimo e si potrà disdettare da settembre. Tutto può succedere, anche se al momento l'intervento di un nuovo grande socio esterno non è visibile, a partire dalla tedesca Springer.
L'altra partita si gioca anche sulla ristrutturazione delle linee di credito (nuovi incontri sono previsti anche oggi). L'erogazione di nuova finanza per 575 milioni (a fronte di linee in scadenza per 800 milioni) passa anche dalla concretizzazione del piano industriale. Sia sul versante delle cessioni, a partire da quella di Dada, sia sul versante della seconda tranche di aumento fino a 200 milioni da realizzarsi entro il 2015. Unicredit, in virtù della ricapitalizzazione, recupererà il 70% circa della precedente esposizione, ma i paletti per la prosecuzione del rapporto devono essere ben saldi.
Al cantiere di Via Solferino i lavori sono appena iniziati.