Saras rivede il dividendo ai Moratti fino a 90 milioni

Il gruppo torna al profitto e promette un pay out del 40-60%. Giù i ricavi. L'ultima cedola risale al 2009

I Moratti brindano al mini petrolio. Saras, il gruppo di famiglia che opera nella raffinazione dell'oro nero, non solo rivede l'utile ma si prepara al ritorno al dividendo dopo sei anni. L'ultimo assegno staccato dalla società risale infatti al 2009 (era la cedola 2008 di 0,17 centesimi), poi per gli azionisti del gruppo sono stati tempi duri: i conti hanno segnato un rosso fisso fino al 2014 e il titolo, dopo un minimo nel novembre 2014 a 0,77 euro, è rimasto a lungo in area 1 euro (l'azione è stata quotata a 6 euro).Ma i nuovi corsi del petrolio hanno ribaltato lo scenario e per chi è rimasto nell'azionariato, la crisi petrolifera che ha messo in ginocchio tante oil company porterà invece risorse fresche. Grazie infatti ai margini di raffinazione, che si muovono in maniera inversamente proporzionale rispetto al prezzo del petrolio, Saras potrà remunerare i propri azionisti.

La decisione ufficiale sarà comunicata dal cda il 14 marzo. Tuttavia, è già possibile ipotizzare l'incasso. La società ha parlato di un payout tra il 40 e il 60% e secondo l'utile netto adjusted l'assegno complessivo potrebbe dunque essere tra i 130 e i 195 milioni. Più nel dettaglio, secondo le stime degli analisti, la cedola dovrebbe essere a 0,17 euro ad azione. Tuttavia, Kepler prevede uno 0,18 e Ubs uno 0,19. In base a questi ultimi numeri, al presidente Gian Marco Moratti (25,01%) spetterebbero tra i 40 milioni (con cedola a 0,17) e i 45 milioni (0,19), così come al fratello Massimo Moratti (25,01%). Quanto ai russi di Rosneft, che in autunno sono scesi dal 21% al 12% del capitale, l'incasso potrebbe essere tra 20 e 22 milioni. Numeri importanti che ieri hanno fatto brillare il titolo in Borsa con un rialzo del 2,63% a 1,48 euro. Merito anche del ritorno all'utile registrato nel 2015. Il bilancio dell'anno ha messo in luce un risultato netto a 223,7 milioni contro la perdita di 261,8 milioni dello scorso anno. In particolare, è stato positivo l'andamento dell'ebitda che si è attestato a 556 milioni (da -237 milioni) grazie al segmento raffinazione che ha realizzato un margine operativo ampiamente superiore: «8 dollari al barile, contro appena 1,2 dollari al barile dello scorso esercizio».

Ne ha beneficiato soprattutto il risultato netto adjusted, che nell'esercizio è stato positivo per 326,3 milioni (da -83,6 milioni). In calo i ricavi, in questo caso legati a doppio filo al prezzo in caduta del petrolio, che sono scesi da 10,2 a 8,2 miliardi. «La lavorazione combinata di grezzo e semilavorati - ha commentato il presidente - è stata la più elevata di sempre, raggiungendo 15,6 milioni di tonnellate. Questo scenario favorevole sarà confermato anche nel 2016». La posizione finanziaria positiva per 162 milioni permetterà poi di pagare nei prossimi mesi all'Iran i debiti arretrati del 2012 causati dall'embargo.