Dalla scrivania allo zaino hi-tech, l'ufficio diventa flessibile

Lo smart working e il "nomadismo professionale" al centro di un'analisi di Assufficio: il luogo di lavoro dovrà tener conto della trasformazione digitale. Esperti a confronto. Il presidente Marinelli: "Bisogna pensare ad altri modi di mettere uomo al centro dell’ufficio". La sfida far crescere le Pmi su nuovi mercati esteri

Gli zainetti hi-tech che hanno iniziato a caratterizzare l’era dello smart working, il lavoro agile che fa diventare l’ufficio nomade rottameranno davvero, in futuro, l’ufficio tradizionale, “immobile” perché contiene gli strumenti per lavorare o lo trasformeranno facendolo diventare “fluido”? Quali sono gli scenari di un cambiamento globale e quali potrebbero essere gli esiti? E se la parola burocrazia” identifica la staticità del lavoro, il suo ambiente, il passato e in parte il presente, come sarà declinata e superata pensando all’industria 4.0, all’era digitale, alle macchine mobili come laptop, tablet, smartphone?

Tema che coniuga un modo di lavorare dinamico e interattivo del “nomadismo professionale” con la fluidità dell’organizzazione aziendale che interessa da vicino le imprese di arredamento per ufficio ed è stato approfondito nel corso del seminario organizzato da Assufficio, associazione di FederlegnoArredo, Dalla Burocrazia alla Zainocrazia: scenari per un ufficio fluido. Sguardo sul futuro, sui cambiamenti prossimi venturi per il Sistema Ufficio made in Italy che, secondo i dati preconsuntivi del 2017 ha registrato un incremento del 6% del fatturato pari a 1.300 milioni di euro, di cui 597 (+5%) per l’export che rappresenta il 46% della produzione.

“Stiamo andando incontro a un cambiamento epocale e la domanda è: gli zainetti hi-tech sostituiranno le scrivanie?” si chiede Gianfranco Marinelli, presidente di Assufficio aggiungendo: “Questa trasformazione potrebbe far dire per paradosso che non servono più gli arredamenti da ufficio anche se naturalmente non è così, ma bisogna pensare ad altri modi di mettere uomo al centro dell’ufficio e vedere cosa serve per lavorare, per discutere, come deve essere progettato un luogo in cui si interagisce anche con le tecnologie per diventare più propositivi e creativi”.

“Il seminario approfondisce questi temi e si inquadra nella strategia di valorizzare i servizi che Assufficio può dare alle imprese e per favorirne l’internazionalizzazione, spingere verso mercati che magari non sono mai stati affrontati o non lo sono stati nel modo giusto guardando al Salone Ufficio 2019 di Milano che è un appuntamento importante perché il settore è tra quelli che sono usciti peggio dalla crisi", prosegue Marinelli. L’internazionalizzazione è fondamentale per spingere la crescita “anche se si scontra purtroppo con un problema genetico dell’industria italiana del settore: le piccole e piccolissime dimensioni delle aziende”. “Questo rappresenta un ostacolo perché oggi spingersi su mercati esteri significa investire - aggiunge - e quello che Assufficio può fare, unitamente a FederlegnoArredo è individuare mercati potenzialmente interessanti e cercare di trovare forme di aggregazione superando l’ostacolo delle dimensioni ridotte, che sono quasi un impedimento assoluto a investire perché non si può pretendere di andare e raccogliere subito ordini, ma occorre andare e investire più di una volta per poi, forse, raccogliere”.

E se la crescita dell’export nel 2017 è stata positiva, sono molte le preoccupazioni per il 2018 per mercati forti come la Gran Bretagna a causa dell’incognita Brexit, gli Stati Uniti dove il deprezzamento del dollaro sull’euro rende più cari del 16-17% i prodotti, il Qatar e l’Arabia Saudita alle prese con problemi politici e di calo del presso del petrolio.

“Per questo le manifestazioni organizzate all’estero dal Salone del Mobile in Russia e Cina hanno un ruolo fondamentale. Il salone di Shanghai in due sole edizioni si è dimostrato molto promettente e ha fatto sì che industria italiana del settore dell’arredo sia diventata partner principale della Cina e non è detto che non si possa pensare anche a una presenza di aziende dell’ufficio a Shanghai - sottolinea Gianfranco Marinelli -. La Cina è soprattutto un produttore di arredamento per ufficio di basso costo e la strada per far partire l’export made in Italy su questo grande mercato è quella dei prodotti di alto livello per qualità, tecnologia, design. Il salone di Mosca nell’ultima edizione ha dato segnali di ripresa a conferma che il mercato russo e dell’area Csi resta un caposaldo su cui il Sistema Ufficio può attestarsi e trovare nuove forme di collaborazione con operatori locali”.

Aziende, designer, progettisti di sistemi e ambienti per ufficio stanno ridefinendo dunque il workplace e il suo passaggio dall’era industriale a quella digitale attraverso una nuova cultura del progetto e delle macchine legata alla cultura del lavoro che va oltre la postazione fissa e gerarchizzata - per l’uomo e le macchine che usa - perché il processo di trasformazione e di automazione sempre più spinto ne ha fatto venire meno le ragioni originarie. Così l’ufficio non più progettato in funzione delle macchine e si restituisce all’uomo la capacità di improvvisare, adattarsi e risolvere situazioni non previste perché la vera “macchina creativa” e insostituibile. Che trova nell’ufficio il luogo della convivialità, della relazione, della conversazione perché ha lo zaino hi-tech, è un uomo in movimento in contrapposizione alla staticità della burocrazia. Lo smartworking è il nomadismo che rende obsoleto il telelavoro, rigido quanto il vecchio ufficio. E il nuovo ufficio diventa anche luogo di divertimento, se si pensa alle esperienze di Microsoft e Google mentre il co-working è adatto a un uso spot di postazioni condivise perché si scontra con la necessità di gestire dati sensibili e richiede zone protette di privacy.

Approfondimenti, idee, spunti di riflessione e provocazione culturale e progettuale dibattuti da Leonardo Previ - Zainocrazia versus Burocrazia -, autore del saggio Zainocrazia (in uscita per Edizioni Lswr) e docente di Gestione delle risorse umane all'Università Cattolica; da Andrea Montuschi - Quanto sono “zainocratiche" le Best company? - presidente di Great Place to Work; dall’architetto Paolo Mantero - Il caso Bnp Paribas. La trasformazione dello spazio può stimolare il chang management? - progettista degli interni delle sedi di Roma e Milano; da Paolo Favaretto - Lo zaino può sostituire la scrivania? Che cosa chiedono oggi al designer le aziende produttrici di arredi - designer e architetto.