Moda, batte la crisi l'export delle scarpe made in Italy

Presentato lo "Shoe Report" di Assocalzaturifici: fra il 2008 e il 2014 le esportazioni di scarpe cresciute in valore del 20,3%. Cleto Sagripanti: "Il nostro è un settore trainante, nel 2014 registrato un saldo commerciale di quasi 4,2 miliardi di euro". Confronto con la politica e il governo a Montecitorio: chiesto impegno per l'etichetta europea "Made in" e nella lotta alla contraffazione

La calzatura è il settore dell’industria manifatturiera italiana che più degli altri è riuscito a reagire alla crisi puntando sull’export, tanto che fra il 2008 e il 2014 le esportazioni moda calzature sono cresciute in valore del 20,3% con un saldo commerciale aumentato del 17,5%. E il 2014 si è chiuso con un aumento in valore del 3%. Questo a fronte di una pesantissimo calo dei consumi interni. E' lo scenario che emerge da Shoe Report 2015, il settimo rapporto annuale sul settore calzaturiero italiano di Assocalzaturifici, curato da Ermeneia, presentato nella sala Aldo Moro a Palazzo Montecitorio.

“Shoe Report ci aiuta ad avere un quadro completo del settore, partendo dai nostri punti di forza – ha detto Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici -. Per avere un’idea del peso del calzaturiero italiano, basti considerare che nel periodo gennaio-dicembre 2014 il nostro settore ha fatto registrare un saldo commerciale di quasi 4,2 miliardi di euro. Un risultato straordinario, tenuto conto della congiuntura particolarmente sfavorevole. Il Rapporto serve alle imprese e alle Istituzioni per misurare il grande potenziale della nostra manifattura e per attivare uno sforzo di convergenza che investa tutti i soggetti - le aziende, il sistema associativo, il sistema creditizio e assicurativo, oltre ovviamente al sistema politico nazionale ed europeo - capace di individuare delle strategie efficaci per il calzaturiero e per tutto il made in Italy, in una logica di sistema che sarà l’arma vincente per rilanciare la manifattura, vero punto di forza strategico del nostro Sistema Paese”

All’incontro, moderato dal vicedirettore de Il Sole 24 Ore Alberto Orioli, Lisa Ferrarini vice presidente Confindustria per l’Europa, Cosimo Maria Ferri sottosegretario alla Giustizia, Paolo Reboani presidente di Italia Lavoro (società partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro e dell'occupazione) e Luigi Casero, viceministro all’Economia e alle finanze. Lisa Ferrarini ha messo al centro del suo intervento la forza della manifattura italiana che è riuscita a tenere a galla la nostra economia, ma che non basta, davanti a problemi importanti come quello della crisi del mercato russo e di quell’area geo-politico-economica, aspetto che la politica deve prendere molto seriamente per dare risposta alle tante aziende che rischiano di chiudere. La Ferrarini ha poi richiamato fortemente la politica anche sul tema dell'etichettatura di origine obbligatoria europea Made in, misura fondamentale per tutelare i consumatori europei e la nostra eccellenza manifatturiera, garantendo una corretta competizione sui mercati globali e su questo tema ha invitato la politica e il governo a far sentire tutto il loro peso per non lasciare sole le imprese.

Paolo Reboani di Italia Lavoro è intervenuto sui temi dell'occupazione, della formazione e del recupero del capitale umano, per illustrare dei progetti a livello di distretto per collegare il sistema formativo a quello imprenditoriale, agevolando sia i giovani sia l'impresa con strumenti contrattuali adeguati. Altro elemento importante è la sensibilizzazione del tessuto sociale sulla capacità attrattiva del settore calzaturiero e sulla capacità del settore di offrire posti di lavoro stimolanti e capaci di creare ricchezza. Il viceministro Luigi Casero ha sottolineato l'attenzione del governo per il settore calzaturiero e per il grande lavoro che sta facendo nel dialogo con le istituzioni. Occorre, quindi, "intervenire sul sistema fiscale per i distretti in modo da favorire queste Pmi e farle competere a livello mondiale e dobbiamo agire anche sul fronte delle spese di ricerca e innovazione e in questo caso di rappresentanza".

Infine, il sottosegretario Cosimo Maria Ferri ha confermato l'impegno del governo per una politica nuova più vicina alle imprese attraverso la garanzia del diritto di credito e tempi della giustizia civile più adeguati. La priorità è la lotta alla contraffazione e le azioni per arginare il fenomeno a tutti i livelli, anche nel sensibilizzare sul grave danno causato dalla vendita di prodotti contraffatti in un paese che deve fare delle sue eccellenze manifatturiere un punto di forza. Un' urgenza, quella della lotta alla contraffazione, evidenziata con forza anche dal presidente Cleto Sagripanti, che auspica azioni di controllo capillare a livello locale. Per rispondere alle problematiche e alle esigenze del settore emerse dall'indagine, sono intervenuti tra gli altri anche il senatore Maurizio Sacconi e Mario Catania, presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione.

Shoe Report 2015 ha messo in evidenza tre fenomeni significativi per il settore che hanno portato le aziende a reagire, ristrutturandosi ed elaborando nuove strategie. Innanzitutto le imprese calzaturiere hanno mostrato di saper reagire con costanza rispetto ad un ciclo economico dall’andamento a "denti di sega" (con discese, risalite, nuove discese e quindi risalite ulteriori), sfruttando il traino di un export che malgrado tutto si è mostrato “resistente”: +3,0% in valore nel 2014, con una dinamica più ridotta rispetto agli anni precedenti che ha comunque permesso di recuperare la caduta verso il basso registrata nel 2009 (-15,9%). Un altro elemento positivo è l’aumento del prezzo medio a paio che, a fronte di un significativo calo in quantità (-34,8%), ha fatto registrare solo una lieve contrazione in valore (-1,2%): un dato che può essere tradotto in un esplicito riconoscimento della qualità delle calzature italiane da parte dei mercati internazionali.

Il rapporto mostra poi come le imprese stiano elaborando una “trasformazione selettiva” del proprio modo di operare grazie ad atteggiamenti e a comportamenti di "resilienza" che servono ad affrontare l’andamento alternante del ciclo. Considerando la percezione rispetto alla crisi, le imprese che si trovano sostanzialmente fuori dalla crisi o quasi sono il 41,7% del campione intervistato, mentre quelle che presentano dei segnali positivi, ma che usciranno dall’attuale fase negativa dal 2015 in poi, sono il 41,6% . Tende invece a stabilizzarsi la quota di quelle che si trovano ancora dentro il ciclo problematico: a gennaio 2015 sono il 16,7%, a fronte del 17,4% del 2014.

In terzo luogo emerge sempre di più come elemento strategico per il settore l’allargamento del processo di internazionalizzazione, utilizzato come leva particolarmente potente di trasformazione del tessuto produttivo. Cresce la quota delle imprese medio-esportative, con un fatturato estero tra il 10% e il 50% del totale (tra il 2012 e il 2014 passano dal 25,0% al 30,1%) e quella delle imprese fortemente esportative, con un fatturato estero tra il 50% e il 90% del totale (tra il 2012 e il 2014 passano dal 35,8% al 42,5%). Emerge quindi la necessità di disporre di un' informazione completa e affidabile, sia sul piano dei mercati sia sul piano dei soggetti ai quali si possono rivolgere per rafforzarsi all’estero ed è importante quindi il ruolo di Ice - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, per aiutare le aziende a posizionarsi sui mercati più promettenti, come accade per esempio nel caso della sinergia tra l'Agenzia e Assocalzaturifici negli appuntamenti fieristici organizzati in tutto il mondo, tra cui l’esempio più recente è theMicamShanghai. Proprio le manifestazioni fieristiche sono state inserite dal viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda nel piano di promozione del made in Italy: tra queste occupa un posto importante theMicam, organizzata a Fiera Milano dall’Associazione, che ha così ottenuto un riconoscimento importante e confermato la sua leadership per il settore e il suo rilievo a livello internazionale.

Il Report evidenzia, tra l’altro, la graduale maturazione in tema di e-commerce: le aziende che hanno cominciato ad utilizzare tale strumento salgono, tra il 2011 e il 2014, dal 21,1% al 25,3% e quelle che non lo hanno ancora utilizzato, ma pensano di utilizzarlo oppure stanno predisponendo un progetto, passano dal 31,7% al 33,4%. Monitorato anche il fenomeno del reshoring, per il quale alcuni segnali che indicano un orientamento favorevole nei confronti di una possibile rilocalizzazione in Italia di attività produttive spostate all’estero: tale orientamento viene indicato dal 10,2% delle imprese che hanno intrapreso in passato la loro avventura produttiva in altri Paesi. Centrale poi, per garantire la qualità dei prodotti made in Italy, il ricambio e la qualificazione delle risorse umane. Una situazione che potrebbe essere sbloccata da Progetti Pilota di Distretto diretti a fornire risposte innovative “on the job” sul fronte della formazione dei giovani.Shoe Report propone, infine, focus su Made in, lotta alla contraffazione, tutela della salute del consumatore e attenuazione delle barriere doganali.

A conferma della necessità di uno scambio e di una continua verifica tra mondo dell'impresa e della politica, mercoledì il presidente di Assocalzaturifici Cleto Sagripanti è intervenuto all'audizione presso la Commissione Parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, per spiegare i danni subiti dal settore calzaturiero e gli interventi più urgenti per contrastare il fenomeno. E' emersa l’urgenza di intervenire sulla contraffazione online e sul grave danno della contraffazione sia per l’aspetto del valore aggiunto creativo dei brand sia per i gravi rischi per la salute del consumatore. Chiesta una maggiore incisività sul piano internazionale, perché le istituzioni europee mettano al centro dei tavoli di confronto la difesa della proprietà industriale e perché si arrivi alla definizione di accordi per affrontare in maniera strutturale il problema dei prodotti contraffatti sulle piattaforme online dei paesi emergenti. Sul piano nazionale, la richiesta è invece quella di rafforzare l'azione di vigilanza sul territorio e di non avere timore a inasprire le sanzioni lungo tutta la filiera del retail, fino al consumatore finale. Il fenomeno può e deve essere contrastato su vari fonti, dai controlli alle dogane e ai canali di vendita agli strumenti legislativi e giudiziari, oltre al monitoraggio on-line sempre più accurato ed efficace.