Si riaprono i giochi: Wind e 3 Italia a un passo dalla fusione

Ripresi i contatti interrotti in autunno. L'annuncio potrebbe arrivare a ore. Il gruppo cinese Hutchison punta al controllo

Si riaccendono le voci di matrimonio tra Wind e 3 Italia più volte arrivate vicino l'altare. Se ne parla almeno dal 2008 quando Wind era ancora in mano a Naguib Sawiris, ma questa potrebbe essere la volta buona: secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale , i vertici degli azionisti ieri erano riuniti a Londra ospiti degli uffici della Deutsche Bank per chiudere l'affare. Che, quindi, potrebbe essere annunciato già oggi o domani. Dai due gruppi nessun commento, ma nelle sale operative la tensione sta salendo alle stelle per un'operazione che porterebbe la creazione del terzo polo di telefonia mobile con 33 milioni di clienti (di cui 23 portati in dote da Wind) e 7 miliardi di ricavi. Un simile polo si suddividerebbe, insieme a Telecom e Vodafone, il mercato italiano con quote sostanzialmente paritetiche. Per Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente alla School of management della Bocconi ed esperto di tlc, ci sono entrambi gli ingrendienti per la fusione: «Da un lato il processo di consolidamento europeo è auspicato e necessario, e dall'altro il gruppo Hutchison Wampoa ha già ampiamente dimostrato di essere attrezzato e interessato».

A dar fuoco alla paglia hanno concorso anche alcune sibilline frasi rilasciate poche settimane fa da Frank Sixt, direttore finanziario del colosso cinese Hutchison Whampoa a cui fa capo anche 3 Italia. Il manager, a margine dell'annuncio di una trattativa in esclusiva ottenuta dal gruppo per l'acquisizione dell'inglese 02 da Telefonica, ha dichiarato di sperare di agire rapidamente per il consolidamento delle attività tlc anche in Italia.

Finora le trattative di nozze si sono arenate su tre punti. Innanzitutto l'onnipresente governance: Li ka Shing, il miliardario a capo di Hutchison Whampoa, avrebbe finora puntato all'acquisizione del controllo del nuovo gruppo dopo aver investito, negli anni, 13 miliardi in 3 Italia. I russi di Vimpelcom, subentrati nel 2010 al timone di Wind, con un investimento di 6,8 miliardi, cercherebbero invece un'alleanza paritaria. In seconda battuta a frenare l'accordo ha concorso il colossale debito di Wind pari a 9,5 miliardi e, comunque, rifinanziato la scorsa primavera dai russi (senza considerare poi che la cessione delle torri ad Abertis per ben 900 milioni potrebbe alleggerire la posizione finanziaria netta). Ma il nodo più critico è finora sempre stato quello sulla valutazione delle due società posto che il criterio usuale (attualmente gli asset tlc sono stati valutati nelle ultime operazioni di M&A 7 volte l'ebitda) è impraticabile a causa della redditività ancora non soddisfacente di 3 Italia, mentre su altri eventuali ratio non è stato finora trovato un accordo. Ma tutto cambia. E la trattativa che in autunno sembrava irrevocabilmente naufragata, pare riemersa.

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