Si scalda la sfida dei "pos". Nexi, Sia, Bancomat & C. alla guerra dei pagamenti

Tra sbarco in Borsa e nuovi piani l'Italia si prepara alla battaglia con i giganti del web

Fari accesi sui pagamenti digitali. La quotazione di Nexi, attesa per aprile, potrebbe infatti accelerare il risiko nel settore. Gli interessati non mancano, considerando per di più l'elevata redditività della società (il margine operativo lordo si attesta al 35% del giro d'affari). Ma la volontà di ottimizzare il proprio investimento espressa dai fondi (Bain Capital, Advent e Clessidra, in Nexi dal 2014 con il 93,2% del capitale), ha ingolosito la Cassa Depositi e Prestiti, azionista di riferimento di Sia (con il 49% detenuto direttamente e un altro 17% tramite F2I), altro protagonista del settore in Europa.

Un matrimonio tra due dei principali operatori dei circuiti di pagamento porterebbe alla creazione di un campione nazionale da oltre 10 miliardi. Non solo: i due gruppi sono per lo più complementari (Sia è tra i fornitori di Nexi) e le nozze farebbero emergere sinergie stimate intorno ai 100 milioni all'anno.

Nexi, valutata tra i 7 e gli 8 miliardi, è leader italiano nei Pos (dispositivi di pagamento digitale) e nella gestione di sistemi di carte di pagamento (oltre 41,3 milioni), mentre Sia, valutata tra i 2,5 e i 3 miliardi, è attiva nella realizzazione e nella gestione di infrastrutture dedicate ai pagamenti digitali, ai processi autorizzativi e di verifica delle transazioni e al trasferimento digitale di denaro.

Il maggiore punto interrogativo, secondo indiscrezioni di mercato, riguarderebbe i tempi delle nozze, o meglio se queste saranno o meno precedute dalla quotazione di Nexi. Eventuali indicazioni potrebbero emergere mercoledì 20 febbraio quando Sia presenterà il proprio piano industriale focalizzato sull'espansione in Europa e sull'innovazione. Quest'ultima ha appena portato, tra l'altro, all'integrazione della sua tecnologa Jiffy ai 37 milioni di Bancomat in circolazione per consentire, grazie all'applicazione Bancomat Pay, pagamenti digitali ai titolari della carta di debito più diffusa in Italia.

D'altro canto, per l'Italia sarebbe strategico poter competere ad armi pari con colossi come Wirecard, Worldpay, Igenico, Worldline e Nts in uno scenario internazionale frammentato dove il consolidamento sta accelerando nonostante i multipli dei valori in campo siano stellari (con valutazioni medie intorno alle 25 volte il margine operativo lordo); e allo stesso, tempo si sta allargando la platea dei potenziali interlocutori.

Oltre ai tradizionali operatori dell'universo dei pagamenti digitali, compresi Bancomat (società partecipata da 132 istituti di credito e che fornisce servizi finanziari a 440 banche), e i gestori di carte di credito come Visa e Mastercad, a scendere in campo per rafforzare le proprie posizioni a livello internazionale ci sono anche le BigTech mondiali, da Apple a Alibaba fino a Samsung, e probabilmente non è un caso che Amazon, Google, Facebook stanno muovendosi per ottenere licenze bancarie rispettivamente in Lussemburgo, Irlanda e Lituania.

Da non sottovalutare infine il ruolo delle «fintech», società che hanno creato piattaforme in grado di garantire servizi di finanziari e di trasferimento di denaro tra privati come, per quanto riguarda l'Italia, Satispay, che oggi conta 430mila clienti, o Tinaba, l'app che promette di trasformare il proprio smartphone in un portafoglio ma, all'occorrenza, fornisce anche altri servizi trasformandosi, ad esempio, in un salvadanaio personale.

Nel 2021, secondo uno studio di Cap Gemini e Bnp Paribas, i pagamenti digitali nel mondo arriveranno a toccare quota 876,4 miliardi rispetto agli attuali 482 miliardi. È meglio affrettarsi per poter disporre delle necessarie economie di scala in grado di garantire una redditività appagante e innovative tecnologie capaci di attrarre i consumatori.

In Italia, dove solo il 28% delle transazioni è cashless, senza il passaggio di mano di contanti, lo spazio di crescita è enorme. E tutto, a livello normativo, si spinge in questa direzione.