Si scommette sul blind trust sul 18,8% di Mediaset

Il 13 l'Agcom torna sul tema Vivendi. E la finanziaria di Bollorè macina utili

Cinzia Meoni

Potrebbe essere in arrivo il blind trust sul 18,8% circa di Mediaset detenuto da Vivendi. L'indiscrezione penalizza il titolo del Biscione che chiude la seduta a 3,07 euro in calo del 2,1 per cento.

Lo strumento del trust «cieco» ovvero con una proprietà separata dai beneficiari, potrebbe costituire per il gruppo di Vincent Bollorè il primo passo verso l'uscita dall'impasse italiana. In questo modo il raider bretone potrebbe concentrarsi sulla creazione di un gruppo media europeo oltre che sulle altre partecipazioni bollenti tra cui il 7,98% di Mediobanca che, a breve, è chiamata a rinnovare il suo patto di sindacato.

La Financiere du Perguet, la holding di Bollorè che custodisce le quote in Mediobanca e Generali (0,13%), continua ad accumulare utili e a non distribuire dividenti: la finanziaria ha chiuso il bilancio d 2016 un utile netto 17,1 milioni dopo i 16,8 milioni del 2015.

Il 28,8% detenuto da Bollorè nel Biscione era finito fin da subito nel mirino dell'Agcom che, ad aprile, aveva contestato la violazione ai francesi, a cui già faceva la quota di riferimento di Tim pari al 23,6% del capitale, la violazione della legge sulle comunicazione e il tetto al 10% del capitale. La decisione è stata prontamente contestata da Vivendi al Tar del Lazio che ha fissato l'udienda per il prossimo 7 febbraio. Ma nel frattempo, il mercato si attende indicazioni il 13 settembre, data in cui è stata fissata un'informativa dell'Agcom sul tema. Per evitare salate sanzioni, Vivendi deve trovare una soluzione adeguata entro il prossimo aprile. La costituzione di un blind trust è comunque ritenuta una fase di passaggio in attesa della quadratura del cerchio, ovvero secondo gli analisti, un possibile accordo con Mediaset sulle diverse cause aperte e presumibilmente con Roma che ha aperto un'indagine per esaminare la possibilità esercizio del «golden power» sulla società guidata da Arnaud de Puyfontaine.

Procede intanto la costituzione del polo media europeo che, nelle intenzioni di Bollorè, dovrebbe far concorrenza a Netflix nel Sud Europa. Quello per cui nell'aprile 2016 Vivendi aveva firmato un contratto di acquisizione di Premium, pay tv di Mediaset, salvo poi fare retromarcia poche settimane dopo innescando la querele a tutt'oggi ancora aperta. Secondo indiscrezioni di mercato è stata firmata a metà agosto la joint venture, Canale+, tra Tim e a francese Canal+ (Vivendi). La società che sarà controllata dagli italiani con una partecipazione pari all'80% del capitele, dovrebbe comunque essere sottoposta al vaglio del comitato controlli e rischi di Tim. Recenti indiscrezioni di Piazza Affari speculavano sul possibile approdo di Premium nella partita una soluzione che tuttavia, sempre il Biscione sia interessato, potrebbe essere frenata dalle autorità.