Siena senza Montepaschi ora va a caccia di capitali

Il sindaco De Mossi rompe gli schemi del passato e apre la porta a investitori italiani e stranieri

Siena riparte senza il «bancomat» di Fondazione e Monte dei Paschi e si mette alla ricerca di nuovi capitali privati, italiani e stranieri, da attrarre in città per rilanciare il territorio. Come? «Bisogna smetterla di piangerci addosso e pensare di vivere solo di turismo», spiega al Giornale il sindaco, Luigi De Mossi. Che si sta muovendo su tre direttrici: le infrastrutture, l'approvazione del nuovo piano operativo con una politica di cambi delle destinazioni d'uso accompagnata dalla riqualificazione delle aree strategiche della città e il rilancio di settori che prima erano sostenuti da fondazione e banca. Come l'università, i poli culturali e le attività economiche locali. «L'obiettivo sarà quello di coinvolgere tutte le banche che operano sul territorio, e sottolineo tutte, con una logica secondo cui la banca farà il mestiere della banca e l'amministrazione farà sinergie tra il pubblico e il privato. Quanto a Mps, al Comune oggi interessa la tutela dei posti di lavoro. Con la consapevolezza che non ha più potere nè sulla governance, nè sulle scelte strategiche di Rocca Salimbeni», aggiunge De Mossi. Espressione di una lista civica e appoggiato dal centrodestra, la sua vittoria alle ultime amministrative ha segnato una svolta storica per Siena con il tramonto dell'egemonia piddina. Ed è stata letta come un segnale di rottura rispetto al passato anche per il curriculum di un avvocato che viene dal mondo delle professioni e non dagli apparati di partito.

Anche la scelta degli artisti che disegneranno il drappellone per il Palio vanno nella direzione di una maggiore visibilità per la città: Milo Manara dipingerà quello per la Carriera del 16 agosto. Tutte carte in più da calare sul tavolo dei contratti con potenziali investitori privati sia italiani sia stranieri. I quali pretendono, comunque, garanzie da parte delle istituzioni locali rispetto a pressioni che potrebbero condizionare le scelte amministrative secondo logiche che in passato hanno portato il Monte e la sua Fondazione a un passo dal default.

Per il 2019 l'ente senese ha confermato 4,3 milioni di euro di erogazioni. Noccioline, però, rispetto al passato se si pensa che a fine 2007 (l'anno dell'acquisto di Antonveneta) gli attivi della Fondazione Mps erano iscritti al bilancio per 6,4 miliardi e la richiesta complessiva di contributi superava gli 800 milioni. Una gigantesca greppia, per un Comune di soli 60mila abitanti, ma anche una oliata macchina di consenso politico che però teneva alla larga gli investitori, soprattutto stranieri. Gli stessi che ora potrebbero arrivare a Siena, e non solo per vedere il Palio o bere del buon vino.