Soci cinesi ma testa italiana Così Pirelli tornerà in Borsa

Gestione ordinaria a Tronchetti che sceglierà anche il successore. In cda 8 consiglieri indipendenti su 15

Camilla Conti

Pirelli tornerà a Piazza Affari in autunno con un nuovo governo societario che conferma la gestione ordinaria a Marco Tronchetti Provera e una serie di garanzie a tutela dell'italianità del gruppo.

Quali? Vediamo. Intanto, per rafforzare ulteriormente l'autonomia dell'azienda e del suo management (sia nelle scelte industriali sia in quelle finanziarie) la multinazionale degli pneumatici acquistata da ChemChina non sarà più soggetta all'attività «di direzione e coordinamento da parte di Marco Polo International Italy», suo socio di controllo, nè da parte di azionisti diretti e indiretti. Ciò «fermo restando il diritto di China National Tire&Rubber Corporation (Cnrc) di consolidare Pirelli» in bilancio. Oggi, ricordiamolo, la Pirelli è controllata al 100% da Marco Polo che a sua volta è detenuta al 65% da Cnrc (che dovrebbe vedere la sua quota ridursi intorno al 45%), al 22,4% da Camfin e al 12,6% dai soci russi di Lti.

Il nuovo statuto che avrà efficacia dalla quotazione prevede inoltre che la sede operativa e amministrativa resti a Milano e che il controllo del know how tecnologico (inclusi i marchi Pirelli) non possa essere trasferito a soggetti terzi. Per derogare da questi vincoli è necessario un quorum in assemblea di oltre il 90% del capitale. E considerando che i francesi di Vivendi con meno del 24% esercitano la direzione e coordinamento su Telecom Italia, non si tratta di un dettaglio. Anzi.

La governance post quotazione disciplinata dal patto parasociale siglato a fine luglio tra soci italiani e stranieri conferma anche il ruolo centrale di Marco Tronchetti Provera come vicepresidente e amministratore delegato. A lui è delegata la gestione ordinaria del gruppo, ferme restando le prerogative del cda sulle cosiddette «materie significative» ma con una garanzia ulteriore: ogni decisione adottata dal Consiglio contro la relativa proposta presentata al board da Tronchetti «dovrà essere motivata» tenendo conto «del migliore interesse di Pirelli». Tronchetti avrà inoltre un «ruolo chiave» nella scelta del suo successore quando scadrà il mandato fra tre anni.

Non solo. Il cda, oggi composto da 14 membri di cui 7 indipendenti, resterà presieduto da Ren Jianxin ma verrà allargato a 15 con un nuovo amministratore indipendente che verrà scelto dagli azionisti di minoranza. A rappresentare i cinesi c'è anche un'italiana, l'avvocato Marisa Pappalardo. Espressione della holding di partecipazioni di Tronchetti, la Mtp&C, sono invece lo stesso Tronchetti Provera, il figlio Giovanni (che debutta in Consiglio), la ex ad di Rcs, Laura Cioli e lo storico manager della Bicocca, Giorgio Luca Bruno. Nel board siederanno inoltre l'ex ad della Gucci, Domenico De Sole, e Cristina Scocchia (ex L'Oreal e oggi alla guida dei cosmetici Kiko) entrambi nominati dalla Marco Polo International Italy su designazione congiunta dell'azionista di controllo Cnrc e da MTP&c.

Il modello negoziato fra Tronchetti e il Dragone può fare scuola nelle governance di altri alfieri dell'industria italiana finiti in mani cinesi, investitori spesso visti con sospetto e diffidenza. Ma il nuovo board resterà in carica fino al 2020. Cosa succederà dopo? «La pazienza è potere», diceva il filosofo cinese Confucio.