Spunta l'ipotesi terzo polo per curare il mal di banca

È fra i progetti allo studio per salvare Mps coinvolgendo Ubi e un partner straniero

Camilla ContiIl sistema bancario italiano cerca un nuovo centro di gravità permanente. In fretta. Perché a Piazza Affari ieri è stata un'altra Caporetto: Mps ha perso l'8,2%, Ubi il 5,2%, non si è salvata neppure Bpm (-5,5%) che ieri ha riunito il consiglio di gestione per fare un punto delle trattative con il Banco (-1,6%). La speculazione non c'entra, come ha dovuto ammettere lo stesso ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan: «Non ci sono evidenze di attacchi all'Italia: il calo della Borsa è legato a fattori di fiducia». Mentre regna, sovrana, l'incertezza: Ieri l'agenzia Standard&Poor's ha sottolineato che il piano dell'Italia per ridurre i prestiti in sofferenza delle banche «non è una toccasana». Alla richieste del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, di rivedere le norme sul bail in prima ha risposto picche la Commissione Ue e poi è arrivato il no secco di Mario Draghi. Il gran capo della Bce vuole evitare futuri traumi agli azionisti delle banche e ai risparmiatori e l'ordine di Francoforte, cui spetta la Vigilanza unica europea, è chiaro: accelerate le aggregazioni. E che qualcuno salvi il soldato Mps. Come? La situazione è complicata. Il baratto delle poltrone rallenta le nozze fra Bpm e il Banco che per il mercato rappresentano la miccia necessaria per innescare il risiko. Ieri l'ad della Milano, Giuseppe Castagna, ha detto che vuol trovare una soluzione entro fine mese ma tutte le opzioni restano ancora sul tavolo, compresa quella stand alone. Al netto dei nomi dei soggetti in pista, la strada pare comunque segnata: «La nascita di un terzo grande gruppo bancario in Italia sarebbe un fatto positivo», ha detto sabato al Forex il numero uno di Intesa, Giovanni Bazoli lasciando intendere uno scenario diverso da uno schema di aggregazioni di piccole dimensioni. Che sia il preludio dell'intervento di un soggetto estero funzionale al consolidamento del sistema? Di certo, la rivoluzione nella mappa del sistema bancario italiano ruoterà attorno al salvataggio di Mps dove a fare da garante, come interlocutore diretto di Francoforte, è il presidente di Massimo Tononi. Sul fronte dell'azionariato, la presenza dei soci esteri resta maggioritaria: escludendo il Tesoro con il 4%, il fondo messicano Fintech ha il 4,5%, i francesi di Axa il 3,1% e la banca centrale cinese il 2%. Tutti vogliono valorizzare il loro investimento, al momento in perdita. La spinta di alcuni di essi per portare a Siena un cavaliere forestiero non è stata archiviata, anzi il dossier sarebbe sul tavolo di alcune banche d'affari americane. Per rendere l'affare più interessante e creare appunto un terzo polo, fa sapere una fonte, oltre al Monte potrebbero essere messe in palio anche altre banche come Ubi e Carige. Del resto, ieri lo stesso ministro Padoan ha detto che «non sempre l'ingresso di gruppi stranieri in Italia è negativo, dipende dal progetto industriale». Quanto alle possibili nozze di Mps con Ubi, c'è chi sul territorio preferirebbe per l'istituto bresciano-bergamasco un ruolo da capofila di un gruppo in cui far confluire le banche lombarde (compresa Bpm, se salteranno le nozze con Verona) e quelle venete riesumando il modello della vecchia Cariplo prima della fusione in Intesa.