Studi legali al lavoro. Ma spunta un «piano B»

Tirrenia torna a navigare in un mare in burrasca. Difficile, oggi, ipotizzare le conseguenze dell'improvvisa rottura tra Vincenzo Onorato, l'armatore campano proprietario del gruppo Moby che possiede il 40% di Tirrenia, e Clessidra, il fondo di private equity di Claudio Sposito. La trattativa per l'acquisto da parte di Onorato delle partecipazioni di Clessidra in Moby (32%) e in Cin-Tirrenia (35%), infatti, è saltata definitivamente a un passo dalla conclusione.

L'ultimo atto, senza esclusione di colpi, si consumerà nei tribunali. Per la cronaca la compagnia pubblica di traghetti fu privatizzata due anni fa dal governo Monti con una convenzione da 580 milioni di euro, ossia 72,6 milioni l'anno che lo Stato dovrà garantire fino al 2020.

Per le quote in Tirrenia e in Moby, Clessidra avrebbe avanzato all'advisor di Vincenzo Onorato (Unicredit), una richiesta di 70-80 milioni. Qualcosa, tuttavia, non ha funzionato all'ultimo momento, quando l'accordo sembrava già fatto e dato per scontato.

In ballo, c'è il controllo della compagnia e quindi delle rotte più remunerative, quelle per la Sardegna. Onorato, con il suo j'accuse pubblico, da mesi punta il dito contro Sposito (ex banchiere di Morgan Stanley): «Io sono un imprenditore - aveva detto pubblicamente Onorato - responsabile di famiglie di marittimi che lavorano con noi da generazioni. Il fondo Clessidra, invece, agisce solo per interesse».

Decisamente diversa la posizione di Clessidra che, in una breve nota ufficiale, «si riserva di rispondere alle gravissime e infondate affermazioni di Onorato nella sede appropriata, rilevando la totale infondatezza di alcune affermazioni di Onorato. Tra queste, il fatto che il giudizio arbitrale citato da Onorato è stato promosso non dall'armatore ma, nel maggio scorso, proprio da Clessidra per tutelare i propri diritti». E ricorda la sentenza (settembre 2013) dell'Antitrust: la fusione tra Moby e Cin-Tirrenia non s'ha da fare perché sarebbe una fusione ibrida tra una compagnia privata e un'altra che riceve contributi statali.

Si riapre così la caccia alle possibili new entry. Secondo indiscrezioni, ci sarebbe un piano «B: una cordata di partner industriali. Ma resta poco tempo. Bisogna capire quali saranno i nuovi attori che muoveranno Cin-Tirrenia, che gestiranno milioni di euro pubblici e garantiranno le rotte su e giù per il Tirreno. In mezzo un lungo e difficile inverno.