Il tessile italiano guarda all'estero Crescono le vendite in Usa e Cina

Il tessile italiano ha buona stoffa. E nonostante le crisi internazionali, il saldo commerciale attivo del settore nei primi cinque mesi del 2015 sfiora gli 822 milioni di euro, in linea con l'anno precedente. La tessitura italiana conferma la sua vocazione internazionale, esportando oltre la metà del fatturato: «Una visione globale: questa la scelta che abbiamo sostenuto con forza e i dati ne confermano l'efficacia- sottolinea il presidente Silvio Albini, aprendo al Portello Fieramilanocity i battenti di Milano Unica, la grande rassegna del settore - Lo dimostrano la crescita del 15,2% delle vendite negli Stati Uniti, quarto Paese di esportazione dei nostri tessuti, il +12,7% della Cina e il +9,8% di Hong Kong, che insieme rappresentano il nostro secondo mercato di sbocco». Spicca in proposito un dato interessante: sempre nei primi cinque mesi dell'anno, l'export di tessuti italiani è leggermente sceso (-2,3%), ma è significativamente calato l'import, diminuito del 4%. Certamente pesa la difficile situazione dei consumi nel nostro Paese, ma può anche essere un segnale di ritorno all'utilizzo dei tessuti italiani nella produzione di abbigliamento made in Italy . L'Italia resta infatti l'unico tra i Paesi occidentali ad avere una filiera completa della moda, dal filato alla griffe, come ha ricordato Claudio Marenzi, presidente di Sistema moda Italia. Quindi punta i fari sul «progetto reshoring», avviato da Smi per sostenere le aziende del settore impegnate a riportare la produzione in Italia: «Abbiamo individuato due aree pilota, la Puglia e il Veneto- spiega Marenzi -con la prospettiva di allargarci anche ad altre regioni, e stiamo raccogliendo grande interesse fra le imprese». Clima di ottimismo, quindi, che però non può prescindere dall'ombra lunga della crisi cinese: è possibile quantificare i danni? «È troppo presto per fare i conti - replica il viceministro dello Sviluppo Carlo Calenda – , senza parlare della campagna anticorruzione avviata da Pechino che ha già danneggiato il settore del lusso. Ma il recupero dell'export negli Stati Uniti, che può compensare le difficoltà registrate altrove».