Tim con Open Fiber, un team per la rete unica. Elliott aumenta la quota

Ieri l'incontro tra i due ad Gubitosi e Ripa Il fondo Usa prepara lo scontro con Vivendi

Prime prove di rete unica tra Tim e Open Fiber, ossia tra i rispettivi ad delle due società Elisabetta Ripa e Luigi Gubitosi. Certo non si è scesi nei dettagli ma è un passo importante per verificare la possibile convergenza tra le due infrastrutture.

Il primo fatto concreto è il rimbalzo del titolo Tim in Borsa che è tornato ieri sopra il valore di 50 centesimi per azione mettendo a segno un rialzo dell'1,89%. Certo a pesare sui corsi c'è anche il fatto che il fondo Elliott, che il 4 maggio scorso si era aggiudicato la governance di Telecom facendo eleggere dall'assemblea 10 suoi rappresentanti in cda si sta preparando alla nuova assise dei soci che si svolgerà il 29 marzo prossimo. Elliott ha già portato la sua quota di azioni Telecom al 9,4% ma sta rastrellando ancora, si ipotizza, per superare il 10% e resistere agli attacchi dell'azionista di maggioranza. L'obiettivo secondo indiscrezioni sarebbe quello di arrivare al 15%. In questo modo, grazie anche al 5% circa detenuto da Cdp, il conto con i francesi sarebbe più facile da pareggiare dato che Vivendi ha il 23,9%. Entrambi i contendenti stanno comunque cercando l'appoggio dei fondi di investimento che detengono circa il 55% del capitale di Telecom. Per Gubitosi l'impegno per la realizzazione di una rete in fibra unica con Open Fiber rappresenta comunque uno dei pilastri del piano industriale che presenterà il prossimo 21 febbraio. Certo è che se nell'assemblea di marzo Vivendi dovesse riprendere la governance di Telecom la situazione, sul fronte degli accordi con Open Fiber, potrebbe anche cambiare dato che Vivendi, a differenza di Elliott non ha una strategia di scorporo rete netta come è invece quella del fondo Usa. Ieri comunque l'obiettivo dell'incontro era quello di identificare i team che lavoreranno insieme e fissare un'agenda comune.

Nonostante le criticità da risolvere, a partire dagli accordi possibili, che spaziano dai coinvestimenti fino alla convergenza delle reti e dalla relativa governance per gli analisti di Mediobanca Securities il 2019 «sarà finalmente l'anno in cui verrà implementato il progetto di una singola rete fissa che trova anche il sostegno del governo». Mediobanca ipotizza comunque per Tim «un ruolo centrale della nuova società che dovrà trovare un patto con Cdp ed Enel». Per favorire l'intreccio delle due società ci dovrebbe però essere da parte di Agcom la concessione della cosidetta Rab, ossia del regime tariffario incentivante per i monopoli naturali che prevede prezzi di «affitto» della rete in fibra ad altri gestori orientati agli investimenti. Per gli analisti ci dovrebbe comunque essere una ripresa del titolo in borsa. Secondo alcune stime, solo calcolando il business italiano, senza le torri e il Brasile, il titolo tratta a sconto del 25% rispetto ai competitor europe che sale al 50% se si considera il valore della nuova società della rete. Naturalmente ora tocca a Gubitosi convincere i fondi azionisti della bontà del piano strategico che presenterà a fine febbraio. Per far questo il manager sta chiamando In Telecom gli uomini che lo hanno affiancato in Alitalia. Ieri è stato il turno del responsabile delle risorse umane, Luciano Sale.

Commenti

cgf

Mer, 06/02/2019 - 09:04

matrimonio difficoltoso questo, speriamo che intervenga l'antitrust.