Tim, piano all'esame indipendenti

Occhi sulla rete. E la Borsa pensa alla conversione delle risparmio

Sale l'attesa per il cda di Telecom odierno, dove saranno presentati i conti 2017, il piano industriale e, soprattutto, la proposta di separazione della rete: l'ad Amos Genish e il presidente Arnaud de Puyfontaine prevedono la creazione di una società ad hoc, controllata al 100% da Telecom, in cui non dovrebbero rientrare le grandi dorsali (backbone) ma solo il tratto di rete che va dalle centrali alle case. Sulla vicenda pesa comunque il risultato delle elezioni: Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo del governo uscente, è infatti favorevole alla separazione mentre i Cinque stelle avevano già lanciato l'idea di di «nazionalizzare» la rete.

Ipotesi difficile da realizzare dal punto di vista economico (l'asset vale circa 15 miliardi) e comunque sotto certi aspetti anche «rischiosa», dato che la rete deve essere molto efficiente e la presenza del «pubblico» non sempre depone a favore di questo requisito.

Intanto ieri gli investitori hanno scommesso su un miglioramento dei conti e sulla possibilità di realizzare ulteriori riduzioni dei costi: in Borsa Telecom è così salita dello 0,5% e le risparmio del 2,3%, con Mediobanca che è tornata a ipotizzarne la conversione.

Quanto al taglio dei costi, nel piano industriale ci sarà la riorganizzazione del personale per la quale Tim ha già accantonato circa 700 milioni. Un progetto, fondato sulla proposta di 6.500 uscite volontarie, 3.500 riqualificazioni e solidarietà espansiva per finanziare 2mila assunzioni. Al momento, però, il piano non ha avuto il benestare dei sindacati che l'azienda incontrerà il 13 marzo prossimo per tentare di convincerli. In assenza di un'intesa, si teme l'avvio da parte di Telecom di iniziative «unilaterali» come la cassa integrazione. Da registrare ieri la lettera di protesta dei sindacati sui tagli imposti da Tim alle imprese appaltatrici che comporta, ovviamente, un calo occupazionale per queste ultime. Il nuovo piano industriale dovrebbe comunque essere improntato sulla digitalizzazione della società, con un focus particolare sui contenuti. Anche se il progetto di realizzazione di una joint venture tra Tim e Canal Plus, la pay tv del suo azionista di riferimento Vivendi, è stata mandata a gambe all'aria dall'opposizione dei consiglieri di minoranza che anche oggi in cda promettono battaglia. Tra le indiscrezioni c'è anche l'eventualità di una cessione di Sparkle e della società delle torri Inwit, che in Borsa è salita del 9,5%.