Tim separa la rete, ma dice "no" alla quotazione

Il piano portato da Genish all'Agcom prevede solo una controllata ad hoc. Sale il titolo (+1,1%)

Telecom separa la rete ma non la quota. Questa sarebbe la proposta fatta dall'ad della società telefonica Amos Genish all'Agcom, riguardo al braccio di ferro in corso sulla gestione e lo sviluppo della sua rete. L'idea sarebbe dunque quella di creare una società ad hoc, controllata al 100% da Telecom. Tra il gruppo e l'Autorità guidata da Angelo Cardani c'è un tavolo di discussione, aperto il 21 dicembre scorso. Insomma quanto proposto da Telecom sarebbe simile a quanto ha fatto in Gran Bretagna British Telecom con Open Reach, che ha operato una separazione funzionale della rete di accesso. In una scala da 1 a 8 si tratterebbe del «livello 7» di separazione. Successivamente, al livello 8, c'è solo la separazione che prevede anche la quotazione in Borsa della newco e, dunque, l'apertura del capitale al mercato.

Attualmente il modello adottato da Telecom è quello che garantisce l'«equivalence of input», cioè la parità di trattamento a monte delle richieste degli operatori concorrenti, con un grado di separazione 5. Ora inizia all'Agcom, secondo l'agenzia Radiocor, un percorso di valutazione della proposta, nell'ambito del dialogo aperto con Tim. Il percorso, di carattere regolatorio, sarà accompagnato anche da una valutazione della politica: il 7 febbraio Genish incontrerà il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

Sullo sfondo resta, comunque, la possibile fusione con l'altro gestore infrastrutturale, Open Fiber, per la rete in fibra. La proposta non piace ai sindacati che temono altri esuberi dopo i 7.500 già annunciati, che salgono a 11mila se si comprendono anche i ricollocamenti, e che sono oggetto di una trattativa. Per i sindacati crescono anche le incertezze sul possibile ruolo industriale di Telecom in Italia. In Borsa il titolo sale, come sempre quando si parla di scorporo rete, dell'1,1%.