La Tobin tax gela la Borsa e lascia "a secco" il Fisco

A marzo transazioni in calo del 14%, crolla il valore degli scambi (-18%). Costi in aumento per gli investitori (+50%), ma il gettito delude

La Tobin Tax è stata una vera e propria «stangata» sull'operatività di Piazza Affari. L'imposta dello 0,12% sulle compravendite di titoli azionari scambiati sui mercati regolamentati (0,22% per le transazioni sui mercati «over-the-counter») ha di fatto scoraggiato i trader e i piccoli investitori. Accentuando, ma solo in minima parte, la tendenza a operare intraday, cioè a comprare e a rivendere nello stesso giorno per sfuggire alla tagliola della tassa voluta da Angela Merkel, ma introdotta da Mario Monti.

A rivelarne gli effetti nefasti, a un mese dalla sua introduzione, è stata Directa, la sim indipendente presieduta da Massimo Segre. Nel raffronto tra le medie di gennaio e febbraio (senza Tobin Tax) e quella di marzo prevalgono, infatti, i segni meno. Gli ordini eseguiti giornalmente dalla società di intermediazione sono scesi da 8,529 a 7.330 con un calo del 14%, mentre il controvalore relativo di ogni eseguito è diminuito del 18,6% a quota 16.170 euro (da 19.871).
Di conseguenza, il gettito effettivo della Tobin Tax è stato inferiore alle attese. Sulla base della normale operatività dei clienti Directa nei primi due mesi del 2013, all'Erario avrebbero dovuto essere versati circa 15.835 euro al giorno e invece a marzo il prelievo effettivo è stato di 10.586 euro giornalieri. Cioè, il 33% in meno di quanto preventivabile. Fuga verso l'intraday? No. La riduzione degli eseguiti e il calo del controvalore hanno prodotto il fenomeno. Il loro combinato disposto si traduce in un calo del 30% dell'imponibile e, quindi, solo il restante 3% di calo del gettito è ascrivibile a una modifica delle attitudini di investimento.

In pratica, con la Tobin Tax i trader sono rimasti fermi. Cioè, non hanno virato né verso l'intraday né verso i derivati, tipologie entrambe esenti dall'imposta. La tassa sulle transazioni ha semplicemente bloccato il mercato. E il perché è presto spiegato: il costo medio per ogni transazione è aumentato del 43% dai 3,22 euro di gennaio/febbraio ai 4,58 euro del mese scorso. E l'incremento è unicamente dovuto alla tassa perché le commissioni medie sono rimaste sostanzialmente stabili.
La «stangata», inoltre, restituisce il vero volto del settore dell'intermediazione finanziaria: esso è molto meno «ricco» di quanto non appaia ai legislatori nostrani ed europei. La sua capacità di fare da serbatoio di gettito - soprattutto in un mondo globalizzato - è abbastanza ridotta. Prova ne sono gli utili della stessa Directa che, nel decennio 2002-2011, ha intermediato 42 miliardi di euro all'anno sull'azionario, conseguendo profitti netti medi per 860mila euro annui.

Altrettanto sbagliata, conclude la sim, sarebbe l'idea secondo la quale basterebbe aumentare l'aliquota per far salire il prelievo fiscale. La «consistenza economica» dell'intermediazione privata è modesta, come rivelano i dati, e aumentare le tasse produrrebbe l'effetto opposto: cancellare virtualmente tutto questo settore dall'economia del Paese.

Commenti

blackbird

Ven, 05/04/2013 - 08:56

Mario Monti: ha aumentato l'IVA e nel 2012 l'erario ha incassato meno IVA che nal 2011, ha aumentato le accise sui carburanti e lo stato sta incassando meno soldi dai carburanti. Ora scopriamo che la famigerata Tobin Tax, che sarebbe dovuta essere la panacea pe le dissestate casse pubbliche non sta riscuotendo i soldi che ci si aspettava. Tutte queste tasse però un effetto lo hanno avutio: hanno ridotto la spesa complessiva in ogni settore di loro competenza, cioè hanno contribuito alla riduzione del PIL! Grandi questi economisti, a cominciare dai tedeschi e giù, giù fino ad arrivare a Mario Monti!

paci.augusto

Ven, 05/04/2013 - 09:13

L'ho scritto mesi fà sul Sole24Ore e altri giornali dell'assurdità di questa lurida imposta demagogica che avrebbe messo in ginocchio i mercati finanziari! Anche un imbecille arriva a capirlo ma non il farabuttame politico che l'ha voluta, illudendosi di aumentare il gettito fiscale a carico degli operatori di borsa! Per contro, si permettono le disoneste vendite allo scoperto che sono la cuccagna della speculazione finanziaria internazionale e affossano i nostri titoli in questo momento di crisi!!!

Ritratto di gianniverde

gianniverde

Ven, 05/04/2013 - 09:37

Lo sanno tutti che aumentando a dismisura le tasse non si fa altro che chiudere i mercati,forse solo i professori ed i saggi non lo capiranno mai.I conti oltre che sulla carta devono tornare nella realtà ma loro sono abituati a parlare parlare ..............parlare fuori dal comune senso della vita.

cgf

Ven, 05/04/2013 - 21:38

i kompagni ed i politcally correct people sono felici e contenti, ma kissà se lo saranno ancora quando capiranno perché il popolo delle partite IVA si lamentava degli studi di settore? Presto toccherà loro dimostrare perché lo smartphone da centinaia di euro essendo disoccupato/studente/precrio/pensionato!