Tutti i «proxy» contro Vivendi Telecom studia un piano B

Anche l'advisor Pirc ha messo in guardia sull'eccesso di rappresentanza in cda Si cerca la mediazione con le dimissioni di un consigliere espresso da Telco

Ormai tutti lo sanno: la prossima assemblea di Telecom Italia prevista per martedi prossimo 15 dicembre si preannuncia agitata. «Se la partecipazione sarà alta come previsto - dice un analista - Vivendi non riuscirà a piazzare i quattro consiglieri richiesti in cda». Ancora non si sa la quota dei votanti in assemblea ma c'è chi ipotizza una rappresentanza pari al 55-60%. E dato che la maggioranza, a parte il 20% in mano a Vivendi, è in mano ai fondi che hanno ricevuto, dai proxy advisor, parere sfavorevole al voto nei confronti di Vivendi si pensa che la proposta dei francesi sarà bocciata. Ieri del resto anche il «proxy advisor» Pirc ha consigliato di votare contro le proposte di Vivendi. Analogamente a quanto hanno fatto altri consulenti del settore, Pirc motiva le sue raccomandazioni con l'eccessiva presenza di Vivendi nel cda e con il minore tasso di consiglieri indipendenti che risulterebbero dal via libera alle proposte del gruppo francese. Pirc, come gli altri advisor, ha consigliato un voto a favore della conversione delle azioni di risparmio Telecom in ordinarie. In pratica Pirc, come hanno già fatto Glass Lewis e Frontis Governance ha rilevato che se Vivendi riuscisse a piazzare i quattro consiglieri richiesti sarebbe sovra rappresentata nel board. Anche perché, per effetto della conversione delle risparmio la sua quota ora al 20% scenderebbe al 14% ma, con quattro consiglieri, la sua rappresentanza sarebbe al 23% del capitale. Insomma Vivendi non convince i fondi nonostante la riposta che la società ha vergato nei confronti degli interrogativi posti da Assogestioni. In quella lettera infatti si poneva oltre alla questione della sovra rappresentanza nel caso di elezione dei 4 consiglieri anche quella del conflitto di interessi. Non sfugge infatti che Vivendi è il maggior azionista di canal Plus, la maggiore pay tv francese, e che ormai la concorrenza tra gli operatori si gioca, oltre che sull'offerta per la connettività a banda ultralarga anche sul fronte dei contenuti con Vodafone che è pronta a lanciare anche in Italia la sua piattaforma per la pay tv. In questo panorama incerto una via d'uscita potrebbe essere quella delle dimissioni da parte di qualche consigliere di Telco che potrebbe così far posto a uno o due rappresentanti del nuovo socio forte francese. Gli analisti comunque non dubitano che la proposta di conversione delle risparmio sia approvata dal consiglio anche perchè la stessa Vivendi si è dichiarata favorevole. Intanto ieri sia Norges Bank che Ubs hanno comunicato di essere scese sotto il 2% del capitale. Intanto in Brasile il presidente di Tim Brasil, Rodrigo Abreu, ha ribadito di non aver ricevuto nessuna offerta sull'integrazione con Oi.