Unicredit cede 6 miliardi di crediti

Verso nuova pulizia di bilancio. Ipotesi subholding in Germania

Unicredit si prepara e vendere sul mercato un altro maxi-portafoglio di crediti deteriorati per un valore nominale di oltre 6 miliardi di euro. L'ad Jean Pierre Muster ha dunque «messo la quarta» lungo la strada della pulizia di bilancio che porta al nuovo piano industriale atteso per il prossimo 3 dicembre.

Il pacchetto di cosiddetti non performing loans è stato battezzato «Prisma» e per consolidarlo Unicredit ha già ottenuto, dall'agenzia tedesca Scope Ratings, il giudizio sulle tranche della cartolarizzazione. Si tratta di sofferenze garantite e non garantite concesse a privati: i prestiti garantiti sono assistiti principalmente da ipoteche di primo grado su immobili residenziali (90,2% del valore degli immobili), mentre la restante parte (9,8%) è costituita da immobili commerciali, terreni e altre tipologie di immobili. Gli immobili sono distribuiti in tutta Italia, con quote simili nel nord (37,1%), nel centro (24,2%) e nel sud (38,6%) del Paese. La struttura è composta da tre classi di note: senior per 1,2 miliardi, mezzanine per 80 milioni e junior. Il gruppo di Piazza Gae Aulenti intende esaurire il portafoglio non core entro i prossimi due anni e Mustier punta a superare quest'anno l'obiettivo fissato a 14,9 miliardi di esposizioni deteriorate, chiudendo con quasi 10 miliardi (a giugno l'esposizione era a 15,7 miliardi).

Il banchiere francese ha anche indicato che in termini di Npe ratio, ovvero il rapporto tra crediti deteriorati e il totale dei crediti erogati, Unicredit sarà in meno di tre anni vicino alla media europea del 3,5 per cento.

Sul fronte strategico, nel frattempo, aumentano le voci sul cantiere che Mustier avrebbe aperto per rilanciare le quotazioni del titolo della sua banca: renderla meno italiana. Secondo l'agenzia Reuters, con il nuovo piano Mustier presenterà uno schema per costituire una nuova sub-holding in Germania che accorpi le operazioni estere della banca. Mantenendo le sue attività in Germania, Austria, Europa orientale e Turchia lontane dall'Italia, Unicredit potrebbe attenuare la loro identità italiana e il relativo rating, rendendo il funding meno oneroso, affermano le fonti dell'agenzia definendo la riorganizzazione dell'istituto come una polizza assicurativa se l'economia italiana continuasse ad andare male.

Spetta comunque alla Bce il compito di approvare il piano di costituzione della holding in Germania - dove Unicredit possiede già Hvb - e il processo richiede potenzialmente almeno un anno di tempo, il che significa che il trasferimento non avverrebbe nell'immediato. Mustier ha inoltre ribadito più volte che Unicredit rimarrà quotata e con sede a Milano.