Vicenza, sì sofferto alla popolare-spa

Assise blindata ma senza incidenti. Assenti gli amministratori storici e i vertici degli industriali locali

Camilla Continostro inviato a Gambellara (Vi)«Ci siamo. Il nostro futuro inizia adesso», è lo slogan che campeggia da ieri sul sito della Popolare di Vicenza diventata una società per azioni, primo passo verso Piazza Affari. Inizia il futuro ma è con il passato che devono fare i conti gli oltre 11mila soci riuniti in un grande capannone a Gambellara, a metà strada fra Verona e Vicenza.La sfida, ieri, è stata fra testa e pancia. La testa diceva - come ha più volte ricordato il nuovo ad Francesco Iorio, nel suo intervento di apertura che la strada è segnata, che bisogna quotarsi in Borsa, trasformarsi in spa e aumentare il capitale mettendo in cassa altri 1,7 miliardi perché altrimenti arriverà il commissariamento, se non il bail in. Ora comanda la Bce, non più Gianni Zonin. Non è un caso se l'iter per la quotazione è stato avviato prima del voto in assemblea. «E votare no significa davvero regalare la banca e non portarla a qualcosa di diverso, avremmo un valore di realizzo pari a zero che potrebbe non limitarsi al solo valore delle nostre azioni», ha detto ieri Iorio. La pancia dei soci però urlava altro. Soprattutto quelli che due anni fa avevano pagato 62 euro un'azione che ora ne vale 6,3 in base al prezzo fissato per il recesso (in pratica chi aveva un gruzzolo di 100 mila euro in azioni della Vicentina adesso se ne ritrova a malapena 10 mila). E che ieri mattina si sono imbufaliti quando hanno realizzato, sedendosi in platea, che il cda destinato ad andare a casa a giugno, aveva disertato l'assemblea: su diciotto consiglieri, si sono presentati solo in cinque. Gran parte del board, in carica sotto la gestione dell'ex presidente Zonin, ha insomma preferito evitare pesanti contestazioni. «Ma tanto a loro ci penserà la magistratura», commenta velenosamente una azionista riferendosi all'inchiesta giudiziaria aperta dalla procura di Vicenza che potrebbe allungare presto l'elenco degli indagati. «D'ora in poi in cda ci saranno solo persone che hanno i requisiti necessari e si intendono di finanza», ha assicurato l'ad Iorio. Ricevendo però fischi dai piccoli azionisti.Tra gli interventi più duri quelli delle donne. Come Barbara Ceschi, nipote del marchese Giuseppe Roi storico e influente socio della banca - la cui fondazione artistica è stata «depauperata di 30 milioni. Per questo prima di dare il mio voto voglio rassicurazioni dal presente cda che è entrato nel Consiglio della Fondazione e che ha comprato azioni per 30 milioni dopo la morte di mio zio poco prima che il titolo perdesse valore», ha detto Ceschi. Facendo nomi e cognomi: «Mio zio si è fidato di Zonin. Ora voglio capire chi ha deciso e approvato».«Dignità» la parola più citata nelle dichiarazioni di voto. «Prestigio» quella usata più volte dal nuovo vertice. Nel mezzo, la politica tra i presenti, ieri a Gambellara, il governatore del Veneto Luca Zaia, Alessandra Moretti (ex candidata renziana presidente della Regione) e il consigliere regionale grillino, Jacopo Berti - che però non è entrata mai nella Popolare vicentina con un coinvolgimento diretto mentre più forte era il legame con Confindustria e il sistema imprenditoriale locale (ma il numero uno degli industriali di Vicenza, Giuseppe Ziliotto, non si è visto).Dopo sei ore gli 11.353 soci presenti hanno pronunciato il verdetto finale: sì alla trasformazione in spa (con l'81,95% dei voti), sì all'aumento di capitale e sì alla quotazione in Borsa (con l'87%). Da oggi Popolare di Vicenza è una spa e entro aprile sbarcherà a Piazza Affari. A Gambellara ha vinto la testa, ma la pancia dei soci fa ancora male.