Per Volkswagen maxi-botta da 15 miliardi in America

Il gruppo trova l'intesa con gli Usa per chiudere lo scandalo emissioni. E ora si apre il caso Europa

Sale da 10 a quasi 15 miliardi di dollari la cifra grazie alla quale il Gruppo Volkswagen porrà fine negli Usa al «dieselgat», cioè lo scandalo sulle emissioni truccate. E mentre Oltreoceano la situazione sembra via via risolversi, comunque a carissimo prezzo per i tedeschi, visto che quasi l'intero accantonamento di 16,2 miliardi prenderà la strada degli Stati Uniti, in Europa lo scenario è completamente diverso e ancora da chiarire. Infatti, se venisse applicato lo stesso metodo concordato con le autorità americane su 475mila veicoli interessati dalla centralina irregolare, nel Vecchio continente dove le vetture coinvolte dallo scandalo sono 8,5 milioni, il gruppo dovrebbe sborsare una cifra spropositata (oltre 200 miliardi di dollari) e impossibile da sostenere. In questo caso Volkswagen finirebbe kaputt.

Il capitolo europeo, comunque, non è stato ancora aperto. «Tutto si muove lentamente - afferma Paolo Martinello, avvocato e presidente della Fondazione Altroconsumo -: in Italia, Belgio e Portogallo sono già state avviate azioni legali e, per quanto ci riguarda, la nostra sarà discussa in novembre dal tribunale di Venezia. La Germania resta invece alla finestra, come altri Paesi che attendono di capire come procederà l'operazione di richiamo e successiva messa a punto delle automobili interessate».

Negli Usa, intanto, Volkswagen prevede il pagamento di circa 10 miliardi di dollari come rimborso ai proprietari delle auto diesel da 2 litri coinvolte (il risarcimento, il più grande nella storia automobilistica Usa, sarà compreso tra 5.100 e 10.000 dollari); 2,7 miliardi serviranno invece a saldare il conto con la Environmental Protection Agency (Epa) e la California Air Resources Board; altri 2 miliardi rappresentano il costo da sostenere per le tecnologie «verdi». L'intesa, però, non tocca i veicoli diesel con motore di 3 litri. Altro nodo da sciogliere è l'inchiesta penale, ancora in corso e da poco aperta anche in Germania nei confronti dell'ex ceo Martin Winterkorn e del capo del marchio Volkswagen, Herbert Diess. Anche la Consob tedesca sta indagando sull'ipotesi di manipolazione del mercato e, in proposito, ha messo nel mirino l'ex board del gruppo, di cui facevano parte anche l'attuale ceo Matthias Müller, e il presidente del Cds, Hans Dieter Pötsch, all'epoca cfo, e oggetto di pesanti attacchi da parte dei piccoli azionisti alla recente assemblea.

Die Welt, intanto, ha pubblicato un'intervista all'eurocommissaria all'Industria, Elzbieta Biénkowska, la quale stigmatizza il comportamento del gruppo tedesco verso i clienti europei (ma bacchetta anche l'azione dei Paesi membri), chiedendo un trattamento di par condicio con gli americani. Accuse anche alla Commissione Ue in quanto, «nonostante gli indizi, non si è mai data da fare per trovare le prove».

Per Wolfsburg, dopo mesi caratterizzati da epurazioni interne, scuse a ripetizione ma anche progetti ambiziosi su come affrontare il futuro (la strategia di elettrificazione), i veri problemi concreti (conti miliardari da pagare, inchieste giudiziarie, possibili nuove sorprese) sono dunque arrivati. Gli Automobil club tedesco, austriaco e svizzero fanno sapere, a esempio, che su due tipi di modelli riparati sono stati riscontrati consumi superiori, anche fino al 15% in più, rispetto a quelli dichiarati dalla Casa. Oltre il 10% il cliente può chiedere l'annullamento del contratto.